Miller 3. Scream of the Banshee (2011)

Devo per forza fare un passo indietro per studiare il grande salto di qualità di un autore migliorato in pochissimi anni.

La maglietta è un chiaro omaggio al nostro Willy l’Orbo!

Quello che ha esordito con Automaton Transfusion (2006) è un giovane con tanta voglia di mostrare zombie sbudellosi e citare Evil Dead; quello incontrato poi in The Aggression Scale (2012) è un registone sicuro di sé, che ha rinunciato alla grana grossa in favore di inquadrature più ricercate e funzionali: cos’è successo in questi sei anni? Come ha fatto un regista che consideravo di pura serie Z a migliorare così tanto il suo stile?
Sono così tornato indietro a Scream of the Banshee, filmucolo televisivo prodotto dalla Afterd Dark Films che ha un’unica particolarità: è scritto da Anthony C. Ferrante, giornalista per “Fangoria”, scrittore di filmetti horror e dal 2013 nome di culto. Semplicemente perché è il regista della saga di Sharknado.
Cosa succede quando due professionisti della Z si incontrano? Succede che fa male…

Non si sono impegnati molto, con la grafica del titolo

Uscito in qualche sala britannica il 4 marzo 2011, il famigerato canale americano Syfy manda in onda il film il 26 marzo successivo, e il 26 luglio esce in DVD per Lionsgate (fonte: “Fangoria” n. 305).
Non ho trovato tracce di alcuna distribuzione italiana.

Ghigliottina volante del XII secolo

Irlanda del 1188. I Templari – e chi se no? – danno la caccia a quello spirito maligno irlandese noto come Banshee, e per farlo anticipano un’arma che farà fortuna nella Hong Kong del 1975: la Ghigliottina volante!
Invece che rotonda è quadrata, ma si sa che da trent’anni la “quadratosità” tira, al cinema. Il risultato è una scatola con la testa della strega, che si conserva per secoli e secoli in attesa che qualche mentecatto la apra.

Tipici reperti archeologici di un’università

La professoressa Moira Whelan (Lauren Holly: che tempi, quando l’ho conosciuta in Dragon, 1993, e Turbulence, 1997) guida un gruppo di ricerca per catalogare i reperti archeologici della sua università, e nello stesso giorno trova in contemporanea sia la scatola che il guantone di ferro templare che serve per aprirla.

Che faccio con la scatola… scavicchio ma non apro?

Lo sceneggiatore ha provato ad allungare il brodo creando una falsa parete che aveva nascosto per anni la scatola alla curiosità degli studiosi, ma è durato davvero poco.

«I let the genie out of the box» (Marillion, Genie, 2004)

Aperta la scatola, ovviamente la strega è un po’ “seccata” e lancia un urlo: l’urlo della Banshee ora è nelle orecchie dei protagonisti e questo li perseguiterà. Perché la Banshee… boh, mica s’è capito che cacchio fa.
Sicuramente genera allucinazioni per mettere paura alle sue vittime, e se queste gridano è la loro fine – mi sembra di aver capito. Quindi basta non gridare per fregare la strega? Ok, non si deve gridare, capito? Non gridiamo, per sopravvivere basta non gridare, siamo tutti d’accordo? E perché allora non fate che gridare per tutto il film?

L’urlo della Banshee è anche quello dello spettatore

La noia micidiale attanaglia subito lo spettatore quando è chiaro che la trama è già finita al 5° minuto di film: l’entrata in scena della Banshee si spiega da sola e lo sceneggiatore non fa altro.

Lo sceneggiatore in piena attività

Quello che segue è solo la solita stupidata dei mentecatti che cercano di capire ed affrontare il paranormale, non facendo altro che il gioco della strega protagonista.

Fermi tutti: voglio un ruolo anche’io o faccio una strage!

L’unico che sembra aver capito come affrontare la Banshee è un professore pazzerello che fa video su internet: sicuramente è la persona giusta per risolvere la situazione.
Il dottor Broderick Duncan è un personaggio che sta lì solo per assicurarsi l’entusiasmo dei fan coinvolgendo il mitico Lance Henriksen: appare però a 15 minuti dalla fine e rende solo più imbarazzante la sceneggiatura, già ormai palesemente svaccata.

Come compenso, Lance si frega la scatola del film!

Di sicuro le scene con la strega permettono a Miller di giocare a fare Sam Raimi, così come la granulosa rozzezza dell’immagine è molto stemperata rispetto al suo film del 2006, e infine siamo vicini ad una regia più sicura come si vedrà nel successivo film.

Leggerissimo omaggio ad Evil Dead, come ogni altra scena forte del film

Scream of the Banshee è insomma un perfetto “film di mezzo”, dove sono stemperati i difetti del precedente e accennati i pregi del successivo, un “anello mancante” da manuale.

Forza, Miller: vienimi a chiedere di fare il seguito…

La noiosa visione mi ha confermato che se un talento in potenza come Miller trova un bravo sceneggiatore – come NON è successo in questo caso – può fare faville. Vedremo le prossime settimane se sarà così.

L.

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16 risposte a Miller 3. Scream of the Banshee (2011)

  1. Conte Gracula ha detto:

    E mai una volta che si ricordino che la banshee è una fata, che il suo urlo non provoca la morte, ma la segue e che la signora non urla per chiunque 😛

    Piace a 1 persona

  2. Kuku ha detto:

    ahahahaha, scavicchi ma non apra è geniale!!
    Che razza di film, perfino il tipo col guantone si annoia. Di sicuro la lettura del post non è stata noiosa!

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Eppure lo sceneggiatore è un giornalista di una rivista specializzata nel recensire film horror, dovrebbe averla un po’ di esperienza sulle bojate televisive della Syfy: possibile non abbia saputo tirar fuori niente di meglio?

      Mi piace

      • Conte Gracula ha detto:

        Ha avuto solo le peggiori ispirazioni 😛

        Piace a 1 persona

      • Giuseppe ha detto:

        Da una parte mi vien quasi da pensare che Ferrante non volesse tirar fuori qualcosa di meglio: cazzeggio puro di qualità studiatamente bassa (strafalcioni sulla Banshee compresi), o qualcosa del genere… ma, d’altra parte, il franchise pezzente al quale ha poi legato la sua fama mi fa credere che proprio NON sapesse tirar fuori di meglio.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nel suo modo Z, comunque Sharknado ha rivoluzionato il genere perché dalla cialtroneria seria è passato al cazzeggio volutamente cialtrone: da prodotti che cercavano di imitare i grandi nomi, facendo una figuraccia, è passato a prodotti che irridono i grandi nomi, con un proprio stile.
        Per questo mi sarei aspettato da Ferrante – che con il suo lavoro di giornalista non poteva non conoscere a menadito il genere horror – un guizzo qualsiasi che rendesse questo film diverso dalla spazzatura identica che girava. Invece niente, solo rumore di fondo…

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  3. Cassidy ha detto:

    Appena ho visto la bella locandina ho capito che il film non sarebbe stato all’altezza, seguendo la regola aurea del Zinefilo per le locandine dei film che non sbaglia mai. Anthony C. Ferrante è famoso per “Sharknado” non per essere un bravo sceneggiatore, peccato perché il look della Banshee è figo, anche se non somigliano per nulla (nemmeno nel comportamento) a quelle della tradizione Irlandese, tra la ghigliottina volante, il guanto di Thanos e Lance Henriksen, poi avevamo tutto per divertirci, andata male. L’idea di mostri che vogliono farti urlare, ma se non urli non possono farti niente, è una premessa ottima, Miller dovrebbe trovarsi compagni di merende migliori 😉 Cheers!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Ecco, questo è uno di quei film Z che mi fanno e faranno sempre tentazione, che solleticano le mie mai sopite corde zintage! 🙂
    Peccato per la mancata distribuzione nostrana…che ci sia un “gomblotto” verso Miller? 🙂

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Peccato. Aveva tutti gli ingredienti per essere un onesto filmetto horror, magari anche un filino originale. E invece sembra che la noia la faccia da padrone.

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