Creatura degli abissi (1989) 30 anni in fondo al mare

Se ho anticipato di un mese i festeggiamenti del trentennale di Leviathan, arrivo in ritardo di un mese per festeggiare quello del primo titolo che ha inaugurato la grande annata degli horror sottomarini: il 1989, i cui titoli sono poi arrivati in Italia in ordine sparso (quando sono arrivati) nel 1990.

Già ho raccontato la “Copycat Syndrome” (come la chiama Anthony Timpone, editor di “Fangoria”) che quel 1989 ha riempito gli oceani di creature sottomarine ed orrori vari, con sceneggiature che fanno a gara per copiarsi, quindi qui dobbiamo fare un passo indietro: raccontare come tutto è iniziato. E come sempre, tutto inizia grazie al signor Sean S. Cunningham, il troppo poco riconosciuto maestro occulto del grande cinema di intrattenimento a tinte forti.

Siete pronti ad immergervi col mitico Sean?

Nel 1972 regala l’occasione della vita al giovanissimo Wes Craven producendo il film che fa esplodere la violenza su schermo, L’ultima casa a sinistra; nel 1980 scende in campo personalmente e inventa lo splatter producendo e dirigendo Venerdì 13; nel 1985 sublima il genere ghost house virandolo in chiave semi-umoristica producendo Chi è sepolto in quella casa? e relativi seguiti: in quanti altri modi deve rivoluzionare il cinema, questo sant’uomo?
Prima di tirare i remi in barca, nell’oceano degli anni Ottanta ha ancora un pescione da prendere all’amo: nel 1989 Cunningham regala al mondo il suo canto del cigno, producendo e dirigendo DeepStar Six. Ci sono modi peggiori di uscire di scena…

Dopo di questo, però, gli è finito l’ossigeno…

Il tecnico esce dall’acqua e invita il giornalista a tuffarsi. Ha ancora energie per scherzare Mark Shostrom, specialista degli effetti speciali.

«Le riprese vanno a rilento, stamattina. Abbiamo avuto dei problemi con la creatura, ieri, ed è servita tutta la notte per sistemarli, quindi stamattina nessuno della troupe ha molta energia.»

Così racconta Shostrom al giornalista Philip Nutman di “Fangoria” (n. 81, aprile 1989), che è arrivato a Marina Del Rey dove stanno girando il film: sappiamo che il povero Nutman morirà dal caldo a Roma, quando andrà a visitare i set di Leviathan, e qui non è da meno, visto che i grandi set con le tanicone piene d’acqua regalano all’atmosfera del posto un grado di umidità tipo sauna turca.

Mentre tutti sonnecchiano, creatura compresa, Nutman va a trovare Cunningham, che sta gestendo una produzione di più di 80 milioni insieme alla Carolco, con la TriStar che poi distribuirà il film nelle sale.

«Non volevo dirigerlo, ma non sono riuscito a trovare qualcun’altro.»

Così esordisce il mitico Sean, appena il giornalista gli si siede davanti.

«Che poi è una mezza verità. È vero, ho cercato un altro regista, e ad un certo punto era quasi certo che l’avrebbe diretto Robert Harmon, quello di The Hitcher. È un giovane molto brillante e saremo stati tutti contenti se l’avesse diretto lui, il film. All’ultimo momento, invece, ha dovuto rinunciare perché stava partendo un progetto a cui teneva di più.»

Mi sa che Harmon ha toppato, perché dopo il successo di The Hitcher nel 1986 riesce a dirigere un film solo nel 1991, cioè la commedia Teneramente in tre, remake di un originale francese molto divertente, e poi nel 1993 dirige Van Damme in uno dei suoi film più anonimi, Accerchiato. Caro Harmon, mi sa che ti conveniva accettare il mostro marino…

Ti conveniva rimanere, in acqua, Harmon…

Cunningham racconta che la produzione di DeepStar Six è stata parecchio lunga.

«Ho cominciato nel settembre del 1987, ho fatto tutti i miei compiti, ho studiato i problemi di produzione, come potevamo affrontarli, quanto sarebbe costato e via dicendo. Allo stesso tempo, stavo cercando di trovare un regista a cui addossare tutta questa responsabilità. (Ride) Ma il tempo passava e alla fine ci saremmo ritrovati con sole sei settimane di pre-produzione: bisognava stringere i tempi e così ho fatto io il regista. Nessun rimpianto, finché non è uscito fuori che si trattava di un progetto parecchio impegnativo.»

Il cuore del film è ovviamente il mostrone, disegnato da Chris Walas (un “ragazzo in gamba” che ha fatto qualcosina, tipo creare i Gremlins!) il quale poi ha consigliato Mark Shostrom per la creazione, che a sua volta ha apportato alcune modifiche, per permettere di muovere la creatura sott’acqua per diverse ore di riprese.

Cunningham è chiamato al lavoro e il giornalista Nutman va a trovare il co-sceneggiatore Geof Miller, giovane esordiente pronto a dare davvero ben misero spettacolo di sé: scriverà House IV (1992) per Cunningham e poi in pratica scomparirà dai radar.
«È stata un’idea di Lewis», specifica onestamente Geof riferendosi a Lewis Abernathy, destinato ad una carriera addirittura più breve: ha pure fatto il regista di House IV, un film che dunque ha distrutto diverse carriere…

«Abbiamo scritto insieme per cinque anni, lavorando nei negozi della Xerox per pagare le bollette, riuscendo finalmente a passare alla scrittura a tempo pieno quando questo copione ha avuto luce verde per diventare un film.»

Fossi stato in loro non avrei lasciato il lavoro alla Xerox. Comunque l’idea di ambientare la storia di mostri in fondo al mare è venuta a Lewis quando ha preso lezioni di subacquea: e se prendeva lezioni di mimo che film sarebbe uscito fuori?

«All’inizio doveva essere una produzione a bassissimo costo, fra i 100 e i 200 mila dollari, cifra che noi stessi avremmo potuto raccogliere rivolgendoci a dottori e dentisti.»

Che vuol dire? Che Geof e Lewis avrebbero cercato di coinvolgere dei professionisti a produrre un film o avrebbero venduto il proprio corpo ad esperimenti medici?
Comunque man mano che il progetta diventa più impegnativo sono state aggiunte e tolte scene, scritte e cancellate, si è smanacciato qua e là e alla fine, parola di co-sceneggiatore, si è arrivati ad una storia lineare che strizza l’occhio al classico La “cosa” da un altro mondo (1951), che è un modo gentile per dire che si è scopiazzato da tutto lo scopiazzabile.

Non segnatevi questi nomi, non li vedrete mai più

È il momento che Nutman lasci il set, non prima di bestemmiare dicendo che questa creatura è migliore della Regina Aliena di Aliens (1986): questa me la paghi, Nutman…

«Mentre salgo con attenzione i gradini, la creatura si volta nella mia direzione. L’ultima cosa che vedo sono le sue mandibole che si spalancano, e sento il suono di un’arma da fuoco.»

Ecco, ben ti sta!

Caruccia è caruccia, ma la Regina Aliena è un universo a parte…

Cunningham ha un’altra pausa, torna in ufficio e ci trova Scott Lobdell, giornalista di “Starlog” (n. 142, maggio 1989), e deve continuare a raccontare quello che sta facendo.

«La principale difficoltà che abbiamo incontrato è stato creare l’impressione di essere sott’acqua, cosa tremendamente difficile. Abbiamo fatto parecchie prove che non hanno funzionato. Ci siamo impegnati molto in soluzioni risultate poi inattuabili, finché alla fine abbiamo dovuto provare in altri modi che dovevano funzionare.»

Il povero Sean ha ricevuto fin troppi consigli su come girare scene che sembrassero sottomarine, scoprendo che anche nel cinema vale la regola universale che “chi parla, non sa”.

«Durante i 55 giorni delle riprese tutto ciò che era semplice si è trasformato in complicato. Per esempio, dove metti le note di regia quando sei sott’acqua? E il misuratore di luce? Dove metti qualsiasi cosa quando ti trovi in immersione?»

Al di là dei problemi logistici facilmente immaginabili, Cunningham chiude l’intervista con una frase che forse spiega come mai poi sia sparito dai radar:

«Questo è senz’ombra di dubbio il primo dei film acquatici. Leviathan e The Abyss sono terribili in confronto a noi: non buttate soldi a vederli.»

Il giornalista specifica che Sean sta scherzando: siamo sicuri?

«In realtà non lo so, non li ho visti né ho voluto leggerne i copioni: non volevo che influenzassero il mio film.»

Questo ci conferma che DeepStar Six nasce unicamente per battere sul tempo la grande produzione di James Cameron, ben nota quindi già dal 1987.

Locandina italiana dell’epoca

DeepStar Six esordisce in patria americana il 13 gennaio 1989, e grazie a Cecchi Gori e PentaVideo arriva nei cinema italiani il 19 agosto successivo con il titolo Creatura degli abissi: sembra ovvio far uscire un horror acquatico d’estate, ma si sa che in Italia agosto è il mese in cui i cinema spurgano tutto ciò che considerato porcata. Che lo sia o meno non importa.
Uscito a maggio del 1990 in VHS ViviVideo, il 29 agosto 1991 esordisce in prima serata su Italia1. Oggi lo trovate in una edizione DVD Quadrifoglio.

Sarebbe bello trovare l’edizione italiana ViviVideo dell’epoca

Quella magica estate del 1990, in cui ho conosciuto tanti di quei film da farne overdose, ho visto Creatura degli abissi affittato dalla videoteca e onestamente lo ricordavo molto più intrigante: rivisto oggi è uno spettacolo ben misero, con attori buttati via e quel che è peggio… mi è impossibile pensare che a dirigere tutto ci sia lo stesso Cunningham dei precedenti film citati.
Si tratta di un onesto filmettino che anticipa alcune trovate di The Abyss e di Leviathan ma non riesce a sfruttarle in alcun modo, tanto piatta è l’esecuzione e buttata via ogni buona idea.

Le apparecchiature te le ho date, se non le usi so’ affari tua!

Negli abissi, dei ricercatori ignorano i precedenti problemi riscontrati da tutti quelli che nei secoli precedenti sono passati nella zona e vanno per la loro strada, ovviamente finendo male. Muoiono a frotte, principalmente da soli, finché “qualcosa” entra nella base marina: un mostrone enorme, che non si sa da dove arrivi, che ringhia, urla ma in pratica non fa niente. Il 90% delle morti di questo film NON sono dovute al mostro protagonista, che si limita a spalancare le sue inutili mascelle senza fare altro. Ci pensano gli umani ad ammazzarsi da soli…
Forse la trama voleva sfruttare il tipico risvolto della storia d’assedio, in cui il nemico peggiore è quello dentro di noi, ma ci riesce abbastanza male. Ad un certo punto provavo serio imbarazzo per i modi stupidi in cui i vari personaggi escono di scena: come hanno fatto a sopravvivere per mesi sott’acqua, beoti come sono?

Facciamo a gara a chi si fa ammazzare nel modo più stupido?

Il cast è una parata di volti televisivi dell’epoca, dalla mia adorata Nia Peeples (tra i personaggi fissi di “Saranno famosi” dal 1984 al 1986, con una voce flautata e un’agilità memorabili. Per i fan della serie, era Nicole Chapman: eterna fidanzata di Valesquez, la cui improvvisa uscita di scena ha raggelato milioni di fan!) a Thom Bray (caratterista molto attivo all’epoca ma per me indimenticato “Boz”, genio del computer di una delle serie TV che hanno scandito la mia adolescenza: “Riptide”), ad Elya Baskin (lo trovate in ogni ruolo di russo degli ultimi trent’anni, ma ovviamente sarà sempre il Severino de Il nome della rosa): tutti e tre in ruoli totalmente inutili e dal minutaggio vicino allo zero.

Nia Peeples, passione della mia adolescenza

Fa invece il protagonista Greg Evigan, che all’epoca non conoscevo ma che poco dopo ho apprezzato nella sit-com “I miei due papà”, con Paul Reiser.

“Barbetta”, lì a destra, è più simpatico in TV che al cinema

Gli altri attori sono gente di passaggio, merita una citazione Miguel Ferrer, che in pratica regge tre quarti di film interpretando un rabbioso, rancoroso e schizzato figlio di puttana che quindi rovina la trama: com’è possibile che un pericoloso instabile come lui abbia passato dei basilari test psicologici per una missione così delicata?

Quando Miguel Ferrer spaccava

Tre quarti di film si perde in chiacchiere cercando di creare un’atmosfera impossibile, data l’assoluta staticità della vicenda, e in pratica il film inizia alla fine, quando finalmente lo stanzone dove tutto si svolge si allaga ed entra il mostrone. Dura forse dieci minuti, in cui non succede niente, quindi onestamente ho fatto bene in questi trent’anni a non rivedere più il film: è nettamente migliore il caro ricordo dell’estate in cui l’ho visto, che il film in sé.

Da Alien in poi, ogni equipaggio ci viene mostrato a pranzo

Chiudo con la citazione che mi è rimasta impressa da quell’estate del 1990:

— Sotto ogni abisso, si apre un altro abisso.
— Chi l’ha detto?
— Emerson.

Capito? Emerson… cioè uno che è “emerso” dall’abisso! (Non ho resistito…)

L.

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20 risposte a Creatura degli abissi (1989) 30 anni in fondo al mare

  1. Cassidy ha detto:

    Sul Boz di “Riptide” mi sono lanciato in un’esultanza mentre leggevo il post (storia vera). Sono sicuro di averlo visto, ma penso che sia più famoso che bello, anzi, penso che sia più famoso presso il pubblico italiano, complici i passaggi televisivi o i noleggi, lo abbiamo noleggiato tutti questo film almeno una volta 😉 Posso aspettarmi la fine della “Trilogia degli abissi” martedì prossimo con “The abyss”? Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi tengo il caro ricordo di quella estate, che il film in sé proprio non merita 😛
      Ho accarezzato l’idea di Abyss ma porterebbe via un mare di tempo in ricerche e questo periodo ho scelto troppi argomenti che richiedono già fiumi di ricerche. Mi prendo una pausa per tirare un po’ il fiato 😛

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  2. Kuku ha detto:

    Ahahaah, il regista che dice peste e corna degli altri due film e poi salta fuori che non li ha visti! ma dai!
    L’indimenticabile Nia Peeples, ero davvero rimasta malissimo per come l’avevano fatta uscire da SF. Ma lo sai no, che lei faceva anche WTR con Chuck?
    Ma perché non fanno un film di mostri sulla lavorazione di un film di mostri?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ah, questa sì che sarebbe un’ottima idea! In fondo ci sono documentari bellissimi che hanno vinto premi e sono molto meglio dei film che raccontano. Su Cielo di notte è pieno di documentari sui film porno: chissà se qualcuno vedrebbe mai un film sulla lavorazione di un film di mostri o – bestemmia delle bestemmie – sulla lavorazione di un film marziale! (Va be’, l’ho sparata grossa 😛 )
      Preferisco ricordare Nia in SF piuttosto che al fianco della barba che uccide 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Appena avrò tempo mi leggerò il post con sommo gusto. Anticipo dicendo che tratta un mio film del cuore e praticamente tutti i film citati lo sono altrettanto! Incredibile! 😉😍

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  4. MisterZoro ha detto:

    Vuoi vedere che ne ho un ricordo annebbiato da overdose di “i film anni 80 erano molto meglio”?
    Cosa che tra l’altro continuo a pensare eh, però effettivamente ne sono passati di anni (e di film) sotto i ponti, a questo punto non so se dedicargli una revisione o tenerne intaccato il ricordo.
    Aaah Miguel Ferrer, che meravigliosa, ineguagliabile testa di cazzo (in senso buono, ovvio), era un gran caratterista che spaziava tra i generi, ancora lo ricordo in Hot Shots 2 a fare la parodia dei suoi personaggi, e gli usciva davvero bene =D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Avrei giurato ad occhi chiusi che questo film era a prescindere un piccolo cult, ma onestamente non c’è proprio nulla da salvare.
      L’effetto nostalgia me lo fa rimanere caro per il ricordo che porta con sé, ma a parità di mancanza del bersaglio “Leviathan” è decisamente migliore: almeno ci sono scene divertenti o comunque succede qualcosa. Qui è la stasi comatosi di una sceneggiatura con molte potenzialità ma incapace di sfruttarne anche una sola.

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      • Giuseppe ha detto:

        Per me è ancora un piccolo cult né più né meno rispetto a quando lo vidi in sala, ai tempi, pur continuando imperterrito a venire dopo Leviathan e dopo -ovviamente- The Abyss: onesto nel suo essere senza pretese, comunque più che dignitoso nella sua “povertà” e capace di non venirmi mai a noia, con tutte quelle facce note (compreso Greg “Truck Driver” Evigan), con quel gigantesco crostaceo preistorico uscito dalla sua caverna… tra l’altro molto ben realizzato, pur volendo evitare ogni indebito paragone con la Regina Aliena di Aliens.
        P.S. Riguardo ad Abernathy e Miller, siamo poi così sicuri che avessero davvero lasciato il loro lavoro alla Xerox? Alla fine, in quell’ispirata annata cine-oceanica anche Deepstar Six non finiva forse per essere a sua volta un film… fotocopia (Xerox/fotocopia, non ho resistito nemmeno io)? 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaha ci sta tutta 😀
        Purtroppo il film ha sofferto il confronto con il caro ricordo dell’epoca e quindi avevo molte aspettative in più rispetto a “Leviathan”, per esempio, che invece ricordavo peggiore di quanto fosse in realtà.

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  5. Evit ha detto:

    Ce l’ho io la vivivideo ☹️

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  6. Evit ha detto:

    L’ho visto per la primissima volta un mese fa, massima eccitazione, già mi pregustavo “il prossimo Leviathan”! Dopo la scritta DIRETTO DA SEAN CUNNIGHAM, un’ora di incidenti idraulici uno dopo l’altro. S’è scassato questo, s’è smollato quello, affogavoooo (cit.), una base sottomarina che è un incubo legale. Guardo l’orologio. Sì, ma il mostro?. Quando poi appare si capisce il perché di tutto ciò. Il mostro un momento si nasconde in un 20 cm d’acqua, un momento dopo occupa un’intera stanza con la motilità di un blocco di legno scolpito. Gli attori di contorno sono diventati famosi o lo erano già mentre i protagonisti sono diventati nessuno. Per dirne una, il capitano con la barbetta alla Baldwin ha come film più importante su IMDb questo di cui stiamo parlando, il secondo è invece questo https://www.imdb.com/title/tt0078564/?ref_=nm_knf_i2 e ho detto tutto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo devo darti ragione, malgrado il ricordo della visione dell’epoca fosse molto migliore. Sicuramente visto a 16 anni su una VHS in vacanza prevede uno stato d’animo decisamente diverso, ma rivisto oggi non riesco a difenderlo.
      I caratteristi erano già famosi all’epoca, soprattutto per i loro show televisivi.
      Se ti scappa una schermata del titolo italiano, sarebbe bello aggiungerla ^_^

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  8. Alex Kensei ha detto:

    Diciamo piccolo cult, come potrebbe esserlo l’Alieno, per dire.
    Isole semi sconosciute nell’immenso mare del post Alien comunque, nascono tutti da la, che siano nello spazio sulla terra o in mare.

    Per Tremors il lavoro “anniversario” sarà immane (ci siamo quasi), preparati; quello fu davvero un piccolo capolavoro.

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