The Crow 3 (2000) Salvation

Il 1998 è stato l’Anno del Corvo. L’autore originale, James O’Barr, cura insieme ad Ed Kramer un’antologia dal titolo Shattered Lives and Broken Dreams: un fiume di racconti brevi e poesie degli autori più disparati (da Ramsey Campbell a Gene Wolfe, da Alan Dean Foster a John Shirley) dedicati al Corvo. E non è che un antipasto editoriale.
Tre romanzieri molto attivi nella narrativa di genere escono in libreria con storie lunghe dedicate a vari Corvi, un’iniziativa che la Sperling & Kupfer – quando ancora si interessava di generi di nicchia – portò in Italia l’anno successivo.

  1. Le pagine dell’odio (The Quoth the Crow) di David Bischoff
  2. Nel cuore dell’eternità (The Lazarus Heart) di Poppy Z. Brite
  3. Ali nella notte (Clash by Night) di Chet Williamson

Tre modi diversi di parlare di vendetta dalle ali nere. Aggiungete una serie televisiva con la star marziale Marc Dacascos e capite che l’Anno del Corvo vola spavaldo sul cielo della narrativa di genere.
I fratelloni Bob e Harvey Weinstein lo sentono a chilometri di distanza, l’odore dei soldi fatti coi filmacci legati a franchise famosi. Dopo Children of the Corn 5 (1998), Halloween 7 (1998), Children of the Corn 666 (1999) ed Hellraiser 5 (2000) è scontato che anche il loro nuovo marchio debba vedere una nuova uscita. (Distribuita dalle loro Miramax e Dimension Films in sforzo congiunto.)

Il giornalista Michael Beeler su “Cinefantastique” (aprile 2000) ci informa che la prima mossa verso il nuovo film consiste nel chiamare Rob Zombie, che è ancora solo un musicista e non ha sfondato nell’horror con La casa dei 1000 corpi (2003). Il cantante diversamente vivo si presenta con una trama ambientata in un futuro post-apocalittico: nel 2010 un prete dell’ordine dei Caduti uccide un ragazzo e sua madre, un anno dopo il bambino torna come Corvo ma si dimentica della vendetta. Passano 27 anni, il Corvo fa il cacciatore di taglie e d’un tratto si batte la mano sulla fronte: “Dovevo vendicarmi: ecco che cos’è m’è sfuggito negli ultimi trent’anni!”
Il produttore Jeff Most ne è estasiato, e insieme a Rob partono per una vacanza nella Repubblica Ceca e in Slovacchia, a cercare location gotiche dove ambientare la vicenda. Possiamo solo immaginare in che tipo di castelli e manieri si siano andati ad infilare, coi soldi (e la benedizione) dei fratelloni Weinstein. Dopo aver sperperato abbastanza, i produttori decidono che la sceneggiatura non va bene per una storia del Corvo, anche perché Rob ha detto subito che era una storia a sé stante che si era limitato ad adattare per il franchise. (E si vede.)
Il cantante-cineasta può piacere o meno, ma di sicuro avrebbe dato un tocco personale al film, invece del nulla più totale che pervade la saga. Vado alla ReKall e mi faccio impiantare la memoria di aver visto The Crow 3 scritto e diretto da Rob Zombie.

Il 23 gennaio 2000 esce nelle videoteche americane The Crow: Salvation, e a sorpresa il nostro Paese invece gli regala le sale, in cui esce il 31 maggio 2001 con il titolo Il Corvo 3, anche se si tratta di un’uscita straordinariamente nascosta, distribuito da Eagle Pictures e Tele+1 che non è che siano proprio specializzati nelle sale.
Già dal luglio successivo la Eagle Pictures lo porta in VHS e DVD con il titolo Il Corvo 3. Salvation, in vendita poi da ottobre

Ah, se tutto questo portasse la firma di Rob Zombie…

Quando il decano Marc Shapiro si presenta sul set del film, per un servizio che apparirà su “Fangoria” n. 192 (maggio 2000), non può fare a meno di avvertire la presenza di fantasmi in giro. Siamo a Salt Lake City e il nome di Mike Myers echeggia in ogni folata di vento, ma siamo anche sul set di un film legato al Corvo, la cui “maledizione” ha colpito Brandon Lee. Chiesto in giro se il cast e la troupe si sentissero nervosi per la questione, il giornalista ottiene sempre la stessa risposta: «Noi non ne parliamo».
Raggiunto il produttore Jeff Most, che sta dietro a tutti i film del Corvo, Shapiro si sente fare una confessione sincera:

«Abbiamo decisamente fatto dei passi falsi [missteps] con il secondo film: avevamo bisogno di fare un passo indietro e prendere in considerazione l’essenza stessa del Corvo. Ci siamo immaginati cosa funzionasse per noi, in quanto autori, e cosa potesse funzionare per il pubblico.»

È curioso come ancora tutti sputino sul secondo film, che è la fotocopia del primo ma fatto meglio, dimostrando ancora una volta che l’unico motivo che ha reso celebre Il Corvo è la morte dell’attore per incidente, non la trama né i personaggi, visto che tutto è ripetuto nel secondo.
Il regista indiano Bharat Nalluri, messo lì probabilmente per risparmiare, sottolinea che questo film non ha numerali, cioè non si tratta di un seguito bensì di una storia a sé stante. Va be’, doveva pur dire qualcosa. Altri si sbrigano a specificare che James O’Barr ha detto che gli è piaciuta la storia di Salvation, dimenticando che a O’Barr piace tutto: basta che gli paghino i diritti…
In generale si ripete il gioco che ben conosce chi segue le interviste che ho tradotto legate ai franchise: il precedente episodio fa schifo, il nostro è migliore, finché non fa schifo pure lui, confrontato con il nuovo episodio. Mai nessuno che dica “facciamo film da schifo perché tanto vendono uguale”.

Arrivata sera, Shapiro va a chiacchierare con l’attore protagonista, il 29enne Eric Mabius in piena gavetta: lo rivedremo dopo poco al fianco di Milla in Resident Evil (2002).
Come detto, la produzione ha imposto a tutti di non parlare dell’incidente di Brandon Lee o della maledizione del Corvo, ma esce fuori che Vincenz Perez ha subìto diverse ferite durante la lavorazione del secondo film così come la serie TV è stata protagonista di un “fatale incidente” di cui però nessuno parla. Mabius comunque non può rispettare il silenzio: anni prima aveva fatto il provino proprio per il ruolo che poi sarebbe andato a Michael Massee, l’attore che ha fisicamente sparato a Lee: Mabius si sente più legato al Corvo rispetto al resto del cast, e quando l’hanno ricoperto di esplosivo per la scena dove deve essere “sparato”… di sicuro non stava tranquillo.

L’attore ci racconta che appena iniziate le riprese è nato un problema curioso: nessuno crede che il film possa essere girato nei tempi richiesti e con il budget a disposizione (circa 10 milioni di dollari, dice IMDb). E qui scatta la domanda: perché nessuno ci ha pensato prima? Durante la pre-produzione, in cui si organizza tutto e si fanno i conti, com’è che nessuno ha sollevato questo problema?
Comunque sin da subito la produzione finisce in mano ad una bond company, una società che – nelle parole dell’attore – «aveva come unico scopo farci fallire, così da poter licenziare Bharat e mettere al suo posto un regista fantoccio [schlock director] per finire il film. Ma noi ci siamo stretti insieme come una famiglia, perché eravamo determinati a non lasciare che tutto questo accadesse».
Già dei lettori mi hanno accusato di essere cospirazionista, ma certo questa è un’informazione curiosa che getta una luce sinistra su produzioni che – ne abbiamo già parlato più volte – già di loro nascono con intenti molto più “di bilancio annuale” che cinematografici. Rimane dunque la domanda: perché i fratelloni Weinstein hanno lasciato iniziare le riprese di un film che non aveva i requisiti richiesti?

«Sento la pressante responsabilità di rendere tutto questo più vero e credibile di qualsiasi altro prodotto apparso prima.»

Sì, Mabius, bravo, belle parole. Peccato che tutti le dicano, durante le riprese, per poi far finta che il film in questione non sia mai esistito.

Eric Mabius in una foto da “Femme Fatales” (aprile 2000)

Accusato ingiustamente di aver ucciso l’amata fidanzata, il 21enne Alex Corvis… cioè… ma per sul serio? Corvis? Va be’, se nel primo film era Draven e nel secondo Corven (alla tedesca), il circo delle buffonate corvesche mi sembra perfettamente rispettato.
Dunque Alex Corvis viene fritto sulla sedia elettrica, e ogni suo appello a cercare un uomo con una cicatrice sul braccio è inascoltato: guarda caso, mentre gli friggono il cervello un uomo dal pubblico si tira su la manica a mostrare al morituro la propria cicatrice.

Bravi, bravi, tanto dopo morto ve riacchiappo a tutti!

Ricordate che il Corvo torna dopo un anno per la sua vendetta? Storia vecchia, gli anni Duemila sono più smart: un minuto dopo l’esecuzione Alex fuoriesce dalla cella frigorifera già bello “corvato”. Se nel primo film s’erano inventati la roba (imbarazzante) del cantante goto, per giustificare la faccia pittata, e nel secondo il bianco in faccia veniva spiegato con l’uso dei colori del figlio morto, stavolta lo sceneggiatore Chip Johannessen (che ha messo il suo zampino in diverse serie, compresi “X-Files” e “Millennium”) non prova neanche a sforzarsi: Alex si toglie dalla faccia la carne bruciata e sotto… è già pittato da Corvo. Ma perché? Che senso ha?
Inutile farsi domande, anche perché dopo evade di prigione buttandosi dal tetto… e trasformandosi in Corvo per volare via. Quindi ora ha pure i poteri di Dracula?

Ora vi faccio vedere una magia draculiana

Malgrado nelle interviste l’attore blaterasse di mesi passati a studiare la psicologia del personaggio e a calarsi nella parte, vediamo semplicemente un Joker de noantri in salsa corvina. Ride e sghignazza senza motivo – ma non era un vendicatore straziato dal dolore? – fa battutine didascaliche che non fanno ridere, è immune al dolore e si lascia guidare da un uccello: è infatti troppo stupido per capire qualcosa da solo, scena dopo scena c’è il Corvo che gli indica cosa fare.

«Danzi mai col Corvo nel pallido plenilunio?» (quasi-cit.)

Dietro la morte dell’amata di Alex, per il cui omicidio lui è stato incolpato, c’è tutta una storia intricatissima e straordinariamente banale, in cui lo sceneggiatore si è sforzato di essere ovvio in ogni singolo aspetto. Viene poi aiutato dal cast stesso.
Non rivelo niente dell’intricatissimo complotto che ha portato alla morte di Alex (sai che spoiler!), ma vi dico solo che il padre della ragazza morta è quella gran faccia da infame di William Atherton.

Quando serve una faccia da infame, William Atherton è lì!

Il capo della polizia è quella faccia di cuoio di Fred Ward.

Mi avete disturbato per ’sta roba a forma di Corvo?

E per finire fra i poliziotti corrotti c’è il mitico Walton Goggins, in piena gavetta e non ancora lanciato dal capolavoro “The Shield” (2002).

Quando arrivano i poliziotti e uno ha la faccia di Walton Goggins, sei finito

Scommetto che già avete capito chi sono i cattivi di questa storia: che perspicagio, come direbbe Giorgio.
Se qualcuno di voi avesse storto il naso a leggere il soggetto pensato da Rob Zombie, oppure all’idea che circolò all’epoca di fare una Corva, al femminile – idea ripresa dalla serie TV e in tempi più recenti dai fumetti IDW Publishing – basta guardare questo film per capire che qualsiasi altra idea sarebbe stata migliore. Anche un film muto in bianco e nero, con il Corvo e il cattivo che si rincorrono correndo su rulli a terra e tirandosi torte in faccia.

«Mai rubare il rabarbaro in barba a un Corvo!» (quasi-cit.)

Jokrow (cioè la versione Joker del Crow) è così antipatico che è impossibile parteggiare per lui, per questo Dracula che si trasforma in corvo a casaccio, che ride come un beota e fa battutine. Il regista Nalluri non ha minimamente la capacità di creare almeno un gioiellino tecnico come il secondo film, limitandosi a roba perfetta per la Dimension Films: vuota quando non volgare.
Se il primo film aveva il mito dell’attore morto sul set, il secondo una regia ispirata e la serie TV un star marziale protagonista, questo Crow: Salvation non ha niente di niente, se non volti noti buttati alla rinfusa. Ah sì, c’è pure una urticante Kirsten Dunst piagnona che ti vien voglia di prendere a schiaffi in ogni fotogramma.

Kirsten Dunst che piange in ogni scena

I fratelloni Weinstein riescono ancora nella loro celebre magia di trasformare la cioccolata in una sostanza di pari consistenza ma di diversa fragranza: questi Re Mida (con però la “er” al posto della “i”) imperversano da trent’anni nel cinema di cassetta, distruggendo il gusto di milioni di spettatori perché li convincono che i franchise debbano per forza fare schifo.
Purtroppo nessun Corvo vendicatore è giunto a soccorrere il cinema di genere.

L.

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34 risposte a The Crow 3 (2000) Salvation

  1. Austin Dove ha detto:

    La pittura del corvo poteva essere bianco pallore e nero combustione

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  2. Lorenzo ha detto:

    Da non appassionato del Corvo, ma avendo visto i primi tre film quando uscirono, ti posso dire perché considerai l’originale il migliore.
    Lasciamo perdere l’effetto novità ormai svanito: il secondo sarà anche fatto meglio (ma all’epoca non ci feci caso, così come non lo avrà notato il 99% degli spettatori), ma è il protagonista a non essere all’altezza. E non perché non sia morto sul set. Non ha carisma, sta perdendo i capelli, è vestito peggio, è più brutto, non suona in una band. Questo pensai quando lo vidi la prima volta: è un corvo sfigato. E visto che il target erano i ragazzi, non è un aspetto di poco conto.
    Il terzo ricordo solo che era ai limiti del guardabile 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Su Perez come protagonista siamo d’accordo, la Dimension Films sbaglia sempre i suoi cast – credo lo faccia apposta, ma questo è un altro discorso – ma hai appena confermato che non è la trama del film ad aver conquistato (immotivatamente) un così vasto pubblico, solo un insieme di fattori che esulano dal film stesso. E questo nessuna produzione può controllarlo.
      Invece si potrebbe controllare trama e stile del film, fattori che invece vengono (spesso volutamente) tenuti fuori dal set per sfornare filmacci inguardabili come questo. In mano a gente seria, invece che la Dimension, addirittura il Corvo avrebbe potuto ambire ad un destino migliore: sempre di basso profilo, a meno che non muoia l’attore durante le riprese, ma almeno dignitoso. Così purtroppo non è stato.

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      • Lorenzo ha detto:

        Beh ma un film non è solo la trama, è un insieme di suoni e immagini. Il protagonista, lo scenario, non esulano dal film stesso, ne sono la componente principale. Poi sì, sicuramente ci saranno stati altri fattori esterni non più replicabili.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non essendo appunto prevedibili certe alchimie che fanno esplodere un fenomeno, una produzione non ha altri strumenti se cercare di fare un film al meglio, sperando funzioni. Invece il più delle volte cercano di replicare eventi irreplicabili dando il peggio di sé, a giustificare la brutta fama che hanno i seguiti. In realtà il più delle volte sono i seguiti Dimension che fanno pena…

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  3. Il Moro ha detto:

    E niente, io sono ancora fermo a quello che si lascia guidare dall’uccello. XD

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  4. MisterZoro ha detto:

    Se poi pensi che tra poco arriva Edward Furlong… BRRRR

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  5. Pietro Sabatelli ha detto:

    Una fine decisamente ingloriosa…

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  6. wwayne ha detto:

    Apprendo solo ora dal tuo post che nella saga del Corvo il personaggio principale cambia di film in film. Detto questo, anche se non deve interpretare lo stesso personaggio di Brandon Lee, per questo terzo capitolo potevano prendere un attore che fosse fisicamente al suo livello anziché un brutto anatroccolo come Eric Mabius. Tra l’altro è fatto malissimo anche il make – up.
    Incuriosito dai commenti sono andato a vedere la pagina Wikipedia del quarto capitolo, e ho notato che oltre all’ex bambino prodigio Edward Furlong c’è anche una cantante (Macy Gray) e una superstar come Dennis Hopper… ma chi l’ha fatto il casting di questo film? Sarebbe come mettere nello stesso film Macaulay Culkin, Shakira e John Travolta: nulla vieta che possa venirne fuori un bel film, per carità, ma con un cast così bizzarro la vedo dura…
    Noto che ne Il corvo 3 recita un’altra ex bambina prodigio, Kirsten Dunst. L’anno dopo sempre i fratelli Weinstein la faranno recitare da protagonista in uno dei miei film preferiti in assoluto, la divertentissima commedia Get over it. L’ho anche recensita anni fa nel mio blog. Se non hai visto il film in questione, te lo raccomando ad occhi chiusi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In realtà non è che Lee faccia gran che di fisicamente impegnativo nel Corvo, nei suoi film marziali dà ben altro spettacolo di sé. Alla fin fine un giovane qualsiasi va bene uguale, e qui le scene d’azione non sono neanche pessime, all’interno dello standard corvesco (cioè zero carbonella!)
      Il problema è che ogni singolo aspetto del Corvo 3 è sbagliato, come lo sarà ancor di più il quarto film, che recensirò la settimana prossima: basterebbe davvero poco per fare un film almeno dignitoso, ma i fratelloni Weinstein proprio non ce la fanno…

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      • wwayne ha detto:

        Casomai non ce la facevano a quei tempi: in seguito diventeranno dei produttori sopraffini, e infatti i loro film sono stati candidati e/o premiati ad ogni singola notte degli Oscar dal 1999 (anno della statuetta ad Harvey) in poi.
        Apprezzavo i loro film non soltanto per la loro qualità oggettiva (riconosciuta anche dai premi sopra citati), ma anche perché erano ORIGINALI: infatti, dopo un inizio di carriera passato a prolungare dei franchise già stracotti (come hai scritto tu stesso nel tuo post), i fratelli Weinstein cambiarono totalmente strategia, e per un lungo periodo sono stati forse gli unici grandi produttori a puntare su dei film che non fossero una mera rimasticatura di successi del passato.
        Attenzione: rimpiango i film dei fratelli Weinstein, ma condanno comunque con la massima forza le azioni di Harvey, e ritengo giustissima la severa condanna che ha ricevuto.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        La loro attività è sempre stata molto varia, così nel 1996 in cui “Scream” di Wes Craven conquistava tutti, uscivano anche “il Corvo 2”, “Children of the Corn 4” e “Hellraiser 4”: producendo tanti film l’anno, davvero tanti, si va da un estremo all’altro.
        Ovvio che con una vagonata di film all’attivo ci saranno molti titoli fatti bene che piacciono, ma ciò non toglie che la Dimension sforni filmacci fino al crollo dell’impero Weinstein.
        Sicuramente con la Miramax ci stavano molto più attenti, e infatti con quella producevano i film di Tarantino che sono enormi successi mondiali, ma questo non li ha fermati dal creare spazzatura fino a tempi recentissimi. Proprio perché sono capaci di fare grandi cose, non credo che i brutti film di franchise siano venuti male “per fatalità”…

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      • wwayne ha detto:

        Sono venuti male perché si rivolgevano ad un pubblico che si accontentava di poco. Quando invece i fratelli Weinstein si rivolgevano a dei palati finissimi come i giudici dell’Academy, allora sì che veniva fuori la loro maestria. Non a caso il miglior film dello scorso decennio (Tutto può cambiare) è targato Weinstein Company. Grazie per la risposta! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il pubblico delle videoteche e dei “film di cassetta” non è di bocca buona, l’hanno fatto diventare così le porcate della Dimension e delle altre case similari che hanno distrutto tutto. Infatti dal Duemila è scomparso il cinema di genere e al suo posto c’è un amalgama, per cui ogni film deve avere in sé i germi di tanti generi diversi senza caderci mai, qualcosa di impensabile prima dell’avvento del Metodo Weinstein.
        E ai giudici dell’Academy non frega assolutamente nulla della qualità dei film, fermo restando certe caratteristiche minime: l’Oscar è un premio fortemente politico, che con il cinema non ha mai avuto nulla a che vedere.

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      • wwayne ha detto:

        Che l’Academy si preoccupi anche di lanciare dei messaggi politici è evidentissimo: non si spiega altrimenti la scelta di premiare come miglior film dell’anno Moonlight, che io ritengo semplicemente inguardabile. Scorrendo la lista dei film nominati agli Oscar in quell’anno (compresi quelli candidati nelle categorie minori, come la fotografia) ci si rende facilmente conto che non è il migliore, ma addirittura il peggiore.
        Tuttavia, seguo gli Oscar dal 2005, e mi rendo conto che ogni anno tutti i film più belli vengono quantomeno candidati. Poi certo, quando si arriva a decidere le premiazioni talvolta subentrano anche delle logiche indipendenti dal valore artistico del film, ma almeno nello stilare le nomination l’Academy è meritocratica.

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  7. Cassidy ha detto:

    Visto una sola volta, ricordo tante facce note esaltanti, Kirsten piagnucolona e il protagonista “pittato” male, il tuo post mi ha fornito i dettagli confermando che la memoria non mi aveva ingannato. Non sapevo nulla di Roberto Non-Morto, che sarebbe stato perfetto, se non altro per mettere un po’ di vita (ah-ah) nella colonna sonora del film, ultimamente la ReKall sta facendo affari d’oro 😉 Cheers!

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  9. Giuseppe ha detto:

    Che dire su questo terzo inutile Corvo, con il suo protagonista totalmente fuori parte Eric Mabius? Capisco perfettamente Kirsten Dunst, una volta rimasta incastrata per contratto in una roba del genere non poteva che reagire in quel modo (piangendo, appunto)… se almeno avessero affidato il tutto al regista Zombie, forse il risultato non sarebbe stato questo morto vivente di film 😦

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non sono proprio un fan di Zombie, ma almeno ha un suo stile e crede in quello che fa, quindi sicuramente avrebbe creato un Corvo di gran lunga migliore.
      Nelle dichiarazioni ai giornalisti l’attore protagonista narra di studi psicologici del personaggio: spero stesse mentendo, perché se quella roba in video è nata davvero da uno studio… c’è da preoccuparsi 😀

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  10. Arcibaldo ha detto:

    Però ragazzi, non è che si leva la palle morta ed è truccato, sono le cicatrici rimaste dalle bruciature della sedia elettrica, stessa cosa dicasi per il nero intorno agli occhi. Ok, il film fa schifo, ma ste cose sono elementari. Stessa cosa per il primo corvo, non è che si truccava perché era una rockstar, è la maschera del teatro, lo fa nel fumetto, così è sparare un po’ a zero…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non viene mai specificato che siano le bruciature della sedia elettrica, anche perché non avrebbe alcun senso visto che non combaciano. Il fumetto non ha bisogno di spiegazioni, è lì la sua forza, mentre nel film c’è bisogno di far diventare cantate goth il protagonista: non ricordo alcun riferimento a maschere da teatro.
      Comunque mi sembra chiaro che sono solo particolari, non è da questo che si giudica un film ma è anche da questo: una sceneggiatura sciatta, fatta di particolari lasciati all’interpretazione degli spettatori no indica un buon film.
      Anche i film e i fumetti del Punisher danno varie interpretazioni su come nasca il teschio sul petto, particolari che danno forza alla storia: nel Corvo invece la indebolisce.
      E’ impossibile sparare a zero su “iL Corvo 3”, perché si spara da solo! 😀
      Chiudo poi sottolineando ancora una volta che il Corvo è venerato dal 99,9% dell’umanità: spero sia consentito a uno scherzo della natura come me dichiarare apertamente il suo pensiero contrario. Non farò certo male al mito.

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  11. Pingback: Il Corvo 3: Salvation (2000) | CitaScacchi

  12. Arcibaldo ha detto:

    Non fai male a nessun mito, figurati, per me il primo corvo è un film cult e il secondo è brutto proprio perché è una fotocopia sbiadita (per quanto tecnicamente pure buona) del primo. Il problema è che di storie del genere da raccontare ce ne sarebbero a valanghe, i fumetti in qualche modo ci sono riusciti a cambiare qualcosa e a scrivere belle storie, anche interessanti, dietro ai film invece c’è solo il dio soldo e quindi via di carta carbone. Detto questo il fatto che non venga spiegato mi pare risibile visto che si capisce chiaramente. Avete davvero bisogno di una scena con Mabius che dice “hei mi sono rimaste delle cicatrici dovute alla sedia elettrica”? poi è ovvio che se vieni cotto non ti rimangono le cicatrici tipiche “del corvo” che poi anche quelle avevano senso nel primo ma non nei seguiti.
    Nel primo film c’è la maschera attaccata alla specchiera, l’essere un cantante goth non c’entra niente, alla fine è una specie di trucco di guerra. Infatti quando si vede il gruppo in cui suona Draven in una foto nessuno è truccato. E comunque si da per scontato che le persone abbiano letto il fumetto e già sappiano. E’ come chiedersi perché l’uomo ragno si fa un costume e perché se lo fa rosso e blu quando dovrebbe essere un ragno…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Proprio perché non è spiegato, ogni interpretazione è giusta. E nella foto Draven lo ricordo truccato.
      La minuscola manciata di fumetti di O’Barr non è minimamente paragonabile ad uno dei più prolifici personaggi del fumetto, quindi sì, dovrebbe spiegare perché ha la faccia bianca così come se io domani pubblicassi un fumetto su un tizio con la faccia triangolare un minimo di spiegazioni dovrei darle. O’Barr non lo fa ed è per questo che il fumetto è geniale: è pura poesia che vive di se stessa. Ognuno ci può vedere quel che vuole e completare l’opera a modo proprio.
      Al cinema purtroppo il discorso è diverso e questo rovina tutto. Come il Draven della serie TV che gli viene la faccia pittata quando deve usare i suoi poteri…
      Ripeto, è un aspetto totalmente secondario e ininfluente, e infatti penso che nessuno ci abbia mai dedicato tempo, ma essendo io l’unico al mondo a trovare insopportabile il Corvo, ho tempo di notare cose non spiegate che rovinano una sceneggiatura, quando a spiegarle (bene) la esalterebbero.

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  13. Arcibaldo ha detto:

    E comunque attendo la recensione del quarto 😀 lì sì che ci divertiremo!!! Ahahahahahaha
    Salvation in confronto è girato da Kubrick

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo i miei occhi sono già bruciati dall’attività dei fratelli Weinstein, che hanno immerdato trent’anni di cinema di cassetta distruggendo per sempre il genere.
      Ho già visto il quarto film, ed è lui ad essere Kubrick in confronto agli Halloween, Hellraiser, Children of the Corn ed Amityville della Dimension…
      Magari poi la settimana prossima lo rivedo e cambio idea, vedremo 😛

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  14. loscalzo1979 ha detto:

    Monnezza pura.
    Non si salva davvero niente di questo film, il secondo per me era un buon film e aveva una sua logica (e una trama originata dagli eventi del primo).

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  15. Pingback: The Crow 3 (2005) Preghiera maledetta | Il Zinefilo

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