Stoker vs Dracula: la Vedova Nera e il non-morto

Domani festeggeremo a blog unificati i cento anni di vita del non-morto, visto che il 15 marzo 1922 usciva nei cinema tedeschi il Nosferatu di Murnau – chiunque voglia partecipare è invitato: il banner qui sotto è a disposizione di tutti! – ma prima di festeggiare il film vorrei occuparmi di un mito sempre citato ma mai documentato: cominciamo dunque questa settimana nosferatesca del blog con la storia della vedova Stoker che, novella Van Helsing, organizzò un gruppo di cacciatori per neutralizzare un vampiro di celluloide.

Stoker vs Dracula
ovvero
come la Vedova Nera affrontò il non-morto

Che film iconico sarebbe Nosferatu se non avesse le sue brave leggende metropolitane a ruotargli attorno? E, più piccole, a mo’ di satelliti, anche informazioni vaghe buttate a casaccio, sempre senza fonte. Eccone due:

  1. il film si intitola Nosferatu perché gli autori non volevano incorrere nella denuncia per plagio della vedova di Bram Stoker;
  2. la vedova di Bram Stoker denuncia per plagio il film.

Sarò io ad essere fatto male, ma onestamente mi sembrano due informazioni conflittuali. Per fortuna qualsiasi libro, rivista, articolo, sito o blog riporti una delle due, o entrambi, sta molto bene attento a non citare MAI alcuna fonte: come sappiamo oggi queste due informazioni relative ad eventi di cento anni fa? Semplice: perché tutti le ripetono, quindi per un processo di “auto-citazione”.

Per fortuna nella nebbia transilvana delle leggende cinematografiche ogni tanto si può incontrare un vero cacciatore, uno di quelli che si armano di aglio, paletto e crocifisso e si addentrano nei paesaggi foschi in cerca di informazioni concrete: non le chiacchiere che riempiono il web (e prima i tanti libri generici dedicati al cinema horror), ma le fonti delle notizie che noi oggi diamo per scontate. Questo non significa che le fonti siano “vere”, ma di sicuro sono più affidabili di un trivia letto su un sito.

Il fenomenale cacciatore è David J. Skal, nome noto a chi ami la storia del cinema horror perché ha scritto ottimi saggi e soprattutto vive di horror! Nel 1990 (revisionato poi nel 2004) presenta il delizioso Hollywood Gothic – ovviamente inedito in Italia – dove fra le altre cose finalmente fa luce sulla questione “Vedova Stoker vs Nosferatu”: quale occasione migliore del centenario dell’Affaire Nosferatu per raccontarla nei dettagli?

Il racconto che segue è basato sulle ricerche di David J. Skal.


1922
Lettere che scottano

Ci sono lettere che non andrebbero mai scritte. Come dite? Un inizio troppo alla Maccio Capatonda? Lo so, ma non ho resistito.

Scrivendo una lettera datata 27 aprile 1922, G. Herbert Thring non sa di star compiendo un errore fatale. Thring è segretario della British Incorporated Society of Authors, la grande associazione nata nel 1884 che cura gli interessi di ogni tipo d’autore (dagli scrittori agli illustratori ai traduttori), e nella busta insieme alla lettera c’è un modulo di iscrizione: se è interessata, scrive il segretario, compili il modulo allegato e, al costo di circa una sterlina, sarà iscritta. La destinataria della lettera è Florence Balcombe, vedova di Bram Stoker.

La donna ha 64 anni e da un decennio è vedova di un romanziere molto più noto che ristampato: i romanzi di Bram Stoker sono tutti fuori catalogo, solo il Dracula (1878) frutta qualcosa, anche se troppo poco. Malgrado il nome Stoker sia noto a livello internazionale, a causa del totale disinteresse degli editori – lo stesso identico che renderà l’autore pressoché inedito in Italia, a parte Dracula – la donna deve vivere a carico del figlio, con il quale i rapporti non sono dei migliori.

Il segretario Thring non ha inviato il modulo di iscrizione alla cieca, è stata Florence stessa a richiederlo e quindi l’uomo crede di aver appena “piazzato” una nuova iscrizione, non sapendo la mole di scocciature che si è appena attirato. Nella lettera stessa con cui Florence invia il modulo di iscrizione compilato c’è il racconto della sua situazione attuale: ha ricevuto notizia, con tanto di materiale pubblicitario, che il precedente 4 marzo una società di nome Prana-Film ha organizzato a Berlino un grande evento conclusosi con la proiezione di un film dal titolo Nosferatu, “liberamente” tratto dal Dracula. Il problema non è solo che nessuno ha chiesto il permesso della donna per usare personaggi e vicenda del romanzo, di cui lei detiene i diritti, ma anche che nessuno si è disturbato a pagarle il dovuto. Che poi è l’unica cosa che le interessa.

Florence pensa che la Società degli Autori possa aiutarla nella battaglia che vuole iniziare contro quel plagio tedesco, ma certo presentare già una “dichiarazione di guerra” nel momento esatto in cui ci si iscrive ad un’associazione non fa proprio una bella figura. I membri infatti rimangono parecchio freddini sulla questione, sia perché appunto sono infastiditi dal comportamento della donna, che in pratica richiede servigi costosi avendo pagato solo quella sterlina d’iscrizione, sia perché la questione è davvero superiore alle forze della società.

A metà maggio la società si affida all’avvocato Wronker Flatow di Berlino perché si metta in contatto con la Prana-Film e metta bene in chiaro la situazione: se i produttori accetteranno di pagare i diritti dovuti alla vedova Stoker bene, altrimenti… be’, niente. La Società degli Autori non può fare altro che sollevare la questione, tutto qua.

Florence Balcombe, vedova Stoker (da Wikipedia)

Nel giugno di quel 1922 la Prana-Film, temo ben poco impaurita dalle “minacce” inglesi, è sull’orlo del fallimento e quindi è ormai chiaro che non ci saranno soldi per nessuno: al massimo – racconta per lettera Thring alla vedova Stoker – si potrà ottenere la pellicola del film o un’ingiunzione contro chiunque la acquisti. Succede spesso infatti che un produttore in fallimento venda il proprio archivio a qualche altro produttore, ben contento di fare grandi acquisti a due spicci, perciò è importante mettere subito le cose in chiaro: chiunque tocchi Nosferatu sappia che deve pagare i diritti alla vedova Stoker. Altrimenti… eh, altrimenti… be’, di nuovo, niente.

Florence è comprensibilmente infuriata per la situazione e frustrata dal fatto di essere stata pubblicamente derubata senza che nessuno possa intervenire in alcun modo. La donna martella il povero segretario Thring e la Società degli Autori settimana dopo settimana, sia per essere aggiornata sugli sviluppi della questione sia per premere e insistere affinché intervengano in modo più deciso. Ad agosto Thring, che ormai ha avuto modo di maledire quella lettera inviata mesi prima, le fa capire neanche tanto velatamente che la situazione legale si è fatta troppo complicata, e che la società non ha più i mezzi per seguirla. Il succo è che dovrebbe essere la vedova a pagare di tasca propria per continuare l’operazione in Germania, ma la donna non desiste. La sua forza non è solo la grintosa determinazione, ma anche (e soprattutto) l’avere molte conoscenze ai vertici del mondo dell’editoria, così da poter continuare a premere sulla Società degli Autori da più fronti: non scrive solo lei, ma fa scrivere anche agli “amici degli amici”.

Passano i mesi e arrivano notizie di altre proiezioni del Nosferatu: come fa un’azienda in fallimento a continuare la propria attività? La vedova preme perché la Società intervenga duramente e il povero Thring, che piange calde lacrime all’idea di non essersi fatto gli affari suoi quel fatale giorno, cerca di spiegare alla vedova che la Società degli Autori non ha i mezzi per girare l’Europa all’inseguimento di tutti quelli che comprano le pizze del film, fregandosene di lontane e totalmente innocue ingiunzioni provenienti dalla Gran Bretagna.

Ad un certo punto arriva anche una sorta di spiraglio, con i proprietari della Prana-Film che offrono alla vedova Stoker una partecipazione agli utili, se la donna acconsentisse all’uso del titolo Dracula nella distribuzione del Nosferatu nei Paesi anglofoni, ma Thring ricorda alla vedova che la disastrata economia tedesca del (primo) dopo-guerra rende il marco una moneta inutile: qualsiasi cifra le offriranno in marchi, non varrà nulla di lì a qualche giorno. (Nello splendido romanzo tedesco Tre camerati, uscito nel 1936 ma ambientato negli anni Venti, Erich Maria Remarque racconta di valigie piene di soldi per comprare un tozzo di pane e valanghe di cartamoneta usate come carta da parati, tanto non valeva più niente.)

Florence sin da subito mette in chiaro che a lei dell’arte, del cinema, di Nosferatu e di tutto il resto se ne frega altamente: non vuole investire in un film, lei vuole la grana, i soldi, il malloppo. Quindi ogni offerta di compartecipazione a futuri (eventuali e probabilmente fumosi) utili viene rigettata.


1924-25
Muoia Nosferatu…

Il furioso scambio di lettere va avanti per mesi, con i membri della Società degli Autori che vorrebbero allontanare la vedova Stoker e lei che invece non desiste, essendo talmente “ammanicata” e con tante conoscenze da poter resistere su più fronti. Passano gli anni e finalmente il 31 marzo 1924 – due anni dopo la prima proiezione del Nosferatu – la Prana Film dichiara davvero bancarotta. Il che però non significa che la vicenda sia finita.

Appena saputo della bancarotta la vedova Stoker chiede il risarcimento di quanto le è dovuto ma la Prana-Film fa appello, e a forza di appelli passano ancora mesi, e solamente nel febbraio 1925 si ha il verdetto finale del tribunale tedesco, a favore della vedova Stoker. Il che, di nuovo, non vuol dire assolutamente nulla: la Prana-Film non ha più niente, non è che un nome su un pezzo di carta, quindi non può dare nulla alla donna.

A questo punto, in questo inizio 1925, messa di fronte alla più fatale delle evidenze – niente grana, niente soldi, niente malloppo – Florence Stoker prende la più fatale delle decisioni: muoia Sansone con tutti i Filistei. La vedova chiede la distruzione di ogni copia esistente del Nosferatu: una damnatio memoriae che non si vedeva dai tempi degli antichi romani. A questo punto David Skal fa notare che tanti film si sono persi per incuria, ma questo è probabilmente il primo caso di un film fatto scomparire volutamente.

Il capitolo in cui Skal ricostruisce l’incredibile scontro fra la Vedova Nera e il Non-Morto

Le pratiche procedono e a luglio 1925 arriva la notizia della “pena eseguita”: Nosferatu non esiste più. Il segretario Thring, dopo tre anni di tortura, finalmente può tirare un sospiro di sollievo. O forse no? Ecco come David Skal lancia il suo cliffhanger:

«La corte tedesca non ha fornito alcuna prova tangibile dell’effettiva distruzione del film, sebbene il negativo originale non sia mai riapparso. Però, come sa ogni lettore di Dracula, un vampiro ha molti modi per nascondersi, e finché i riti non siano stati compiuti egli può sopravvivere a tempo indeterminato, osservando ed aspettando, pronto ad agire.»


1925
Il vampiro si risveglia

L’estate passa e arriva l’ottobre del 1925. Florence, che crede di aver vinto il non-morto, riceve per posta il prospetto di una nuova associazione, chiamata The Film Society, a cui sono iscritte sue amiche come l’attrice Ellen Terry e grandi nomi come George Bernard Shaw, H.G. Wells e altri. L’associazione si prefigge di conservare l’arte cinematografica – cioè l’esatto opposto di ciò che aveva appena fatto Florence! – organizzando una serie di proiezioni in grandi cinema cittadini di film meritevoli di anni passati, per evitare che se ne perdesse la memoria. Possiamo solo immaginare l’orrore che si stampa sul volto della vedova Stoker quando nel prospetto, fra i titoli dei film salvati dall’associazione, campeggia “Nosferatu di F.W. Murnau”.

Il vampiro si era andato ad annidare in un’associazione benefica per sfuggire alla distruzione di Florence Van Helsing! La vedova non può fare altro che l’azione più terribile di tutte… tornare a scrivere una lettera al povero Thring, l’unica vera vittima di questa storia.

Il vampiro risorge dalla tomba cinematografica!

Il terrore torna a stringere la gola del povero segretario della Società degli Autori, quando vede di nuovo una lettera della donna che da anni lo sta dannando, comunque Thring sbriga la questione invitando la vedova a scrivere all’associazione The Film Society vietando la proiezione di quel film, spiegando il problema dei diritti d’autore. Florence segue il consiglio e così riceve una telefonata da Ivor Montagu, organizzatore dell’associazione: ecco come la telefonata viene descritta da Florence in una successiva lettera a Thring:

«Montagu sostiene che essendo la proiezione privata hanno tutto il diritto di eseguirla. Ammette che il film è stato comprato in Germania: non rivelerà da chi, né se la pellicola sia già fisicamente qui [in Gran Bretagna].»

La risposta spinge Thring a consigliare di adire a vie legali, visto che non esistono proiezioni “private”, ma poi l’equivoco è chiarito, visto che siamo in un’epoca in cui non esiste ancora quello che noi chiamiamo “cineclub”: proiettare un film a beneficio esclusivo dei membri di un’associazione privata, e non ad un generico pubblico pagante, è considerato “privato” secondo Montagu, e nessun avvocato riesce a rispondergli perché non esistono precedenti. Montagu poi passa al contrattacco, fingendosi disponibile: se gli avvocati gli dimostreranno che quella proiezione privata danneggerebbe la vedova Stoker, lui annullerà tutto. È ovvio che la donna non può essere danneggiata, visto che non ha mai preso un soldo dal film e mai lo prenderà: non esistono “mancati guadagni” quindi non esistono danni di sorta.

I cacciatori di vampiri sono pronti ad entrare in azione

Intanto gli avvocati indagano ed esce fuori che un misterioso distributore, di cui non si saprà mai il nome – mi piace pensare si chiamasse Renfield, visto che lavorava per il Conte alla luce del giorno – aveva tentato di vendere il Nosferatu a diversi cinema di Londra, ma nessuno lo voleva perché non passava la censura, essendo di tema troppo scabroso. Capito che a Londra nessuno voleva il film, il misterioso distributore l’ha regalato alla The Film Society. Come fossero Seward, Van Helsing e Harker nel romanzo di Stoker, i baldi eroi della Società degli Autori partono a caccia del Conte, perquisendo i depositi cinematografici londinesi alla caccia della “tomba di Dracula”. Trovano una pista, il distributore Sargent’s Trust Ltd. a Chancery Lane ma della pellicola del Nosferatu non c’è traccia: questa seconda opera di distruzione, di terribile damnatio memoriae, per fortuna non va in porto.


1926
Il cerchio si chiude

A gennaio del 1926 Thring scrive alla vedova Stoker che le ricerche devono fermarsi: al contrario del romanzo del marito, quella caccia al vampiro non ha avuto alcun frutto. Il Conte aveva compiuto il suo burrascoso viaggio dal cuore dell’Europa fino a Londra, ed ora riposava in un luogo nascosto in attesa di tornare in vita: grazie ai suoi servitori del giorno poteva rimanere in attesa del buio della sala.

In chiusura, va ricordato come il londinese Ivor Montagu, di famiglia ricchissima nonché campione mondiale di ping pong, è stato uno dei primi grandi appassionati di cinema britannici: aveva co-fondato la The Film Society ed era diventato il primo critico cinematografico a scrivere su quotidiani importanti. Ha fatto il montatore per Hitchcock ed era amico di Sergej “Corazzata Potëmkin” Eisenstein. In seguito sarà sospettato di essere una spia al soldo dei comunisti: quell’andare in giro per il mondo a disputare campionati di ping pong puzzava troppo.

Mi piace immaginare Ivor “Renfield” Montagu lavorare per il Conte e proteggere la sua bara-pellicola contro la furia devastatrice di Florence Van Helsing.


Epilogo
La non-vita italiana

Di tutta questa storia in Italia non arriverà mai nulla se non vaghi rimandi, leggende, racconti popolari, citazioni vaghe, e questo solo ed esclusivamente dagli anni Sessanta in poi: prima non esisteva nulla.

Il termine “vampiro” è sempre stato noto agli italiani ma è straordinariamente poco usato prima di quella data. Le case editrici (di libri, fumetti, riviste e quotidiani) guadagnano intercettando e cavalcando le passioni collettive, quindi se per i primi cinquant’anni del Novecento hanno per lo più ignorato ogni pur vago riferimento al vampirismo in Italia è forse segno che l’argomento non riscuoteva alcun interesse nel largo pubblico. Sicuramente ci saranno stati gruppi di appassionati ben informati sull’argomento, ma rimane un pubblico di nicchia ignorato dalla grande distribuzione.

La rivoluzione arriva quando la blasonata Hammer Films affida al regista londinese Terence Fisher mandato di reinterpretare (a colori) i mostri storici della Universal: quelli che gli italiani ignoravano quasi del tutto, visto che nel nostro Paese hanno conosciuto una distribuzione che definire demenziale è riduttivo. Diametralmente opposta la distribuzione della versione di Fisher – La maschera di Frankenstein (1957), Dracula il vampiro (1958), La mummia (1959) ecc. – titoli esplosi nell’immaginario collettivo nostrano grazie ad un buon numero di repliche: gli originali sono per lo più ignoti al nostro pubblico, prima dell’avvento della pirateria digitale, mentre bisogna essersi impegnati a fondo per non aver mai visto un colorato film Hammer firmato da Terence Fisher.

E Nosferatu? Da quel 1958 Dracula diventa il beniamino degli italiani per sempre, e il povero Conte Orlok?

Il giornalista Eugenio Actis così scrive su “La Stampa” del 28 febbraio 1951, parlando del cinema tedesco del secondo dopo-guerra:

«Nell’altro dopo-guerra [quello degli anni Venti e Trenta del Novecento. Nota etrusca], lo schermo teutonico non s’era popolato che di fantasmi, quasi agitato da una nibelungica furia vendicativa: gli ossessi del Dottor Caligari, i vampiri di Nosferatu, i viziosi di Mandragora, i rivoltosi di Metropolis, gli stupratori e infanticidi di Mörder. Poteva da quell’aura spettrale derivare altro che una nuova guerra?»

Il giornalista cita tutti titoli assolutamente introvabili, a meno che non fossero replicati nei cineclub italiani, però significa che comunque erano tutti nomi noti al lettore medio.

Come fanno i giornalisti italiani a conoscere un film inedito come Nosferatu? Non ci sono prove sia mai stato vistato dalla censura o programmato da un cinema del nostro Paese, forse l’hanno visto nei festival o ne hanno sentito parlare dalla stampa estera. Il non-morto arriva in Italia solamente quarant’anni dopo la sua prima uscita tedesca.

Lunedì 24 settembre 1962 il Primo Canale – che oggi chiamiamo Rai1 – trasmette alle 21.55 una nuova puntata del contenitore “Quando il cinema non sapeva parlare”, e stavolta tocca a Nosferatu, definito «film dell’orrore» tra virgolette. Il film «narra una vecchia leggenda di cui è protagonista il vampiro Nosferatu, che ogni notte esce dalla sua tomba e se ne va in giro a succhiare il sangue delle persone vive», scrive “La Stampa” di quel giorno. Da notare che il film è programmato dalle 21.55 alle 22.20, quindi una mezz’ora scarsa: temo sia una versione abbondantemente tagliata.

Con la rinascita dell’horror degli anni Novanta, aiutata dall’esplosione delle videocassette a prezzo economico, il non-morto – sfuggito alla furia devastatrice della Vedova Nera – torna in vita solo per poi scomparire di nuovo, rimanendo appannaggio di pochi appassionati. Tipo quei pazzi (come me) che conservano in casa ben due edizioni VHS del film.

Dall’Archivio Etrusco di VHS con film horror d’annata

L.

– Ultimi film con vampiri:

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51 risposte a Stoker vs Dracula: la Vedova Nera e il non-morto

  1. Claudio Capriolo ha detto:

    Veramente mai spirato, questo Nosferatu 🙂
    Hai per caso in programma un articolo sul capolavoro quasi omonimo di Werner Herzog?
    Ti segnalo, qualora non lo sapessi già, che Eleonora Bergonti ha pubblicato ieri nel suo blog le1000e1recensione un articolo sul Dracula di Stoker.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se hai visto quello di Herzog, hai visto quello di Murnau: malgrado lo chiami una reinterpretazione, al 90% (ma anche di più) Werner ha rifatto identico il film muto, a parte il finale.
      In questi giorni si festeggiano anche i trent’anni del Dracula di Coppola, quindi la blogosfera esplode di omaggi a Dracula: qui però stiamo festeggiando Nosferatu, che è diverso.

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      • Claudio Capriolo ha detto:

        Ho visto entrambi i film. Magari sbaglio ma, al di là delle tantissime somiglianze, in quello di Herzog mi è parso di ravvisare uno “spessore” che il film di Murnau non ha e probabilmente non vuole avere. I tre protagonisti di Herzog sono grandiosi. Fra parentesi, adoro Adjani, che da giovane somigliava moltissimo a mia moglie (o viceversa). E poi, la scena in cui Kinsky vedendo un crocifisso si lascia andare a un fugace gesto di ripulsa e poi se ne va come se nulla fosse è impagabile 😀
        Occhio: nella pagina di Amazon che hai linkato al titolo del romanzo si legge che quest’ultimo è del 1897, diciannove anni dopo la data che hai indicato qui sopra.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono film girati a così tanti decenni di distanza che è ovvio l’arte cinematografica sia profondamente cambiata, e cerchi – nei casi migliori – uno spessore totalmente impensabile per il 1922. Herzog non solo poteva contare su attori titanici, ma anche su possibilità inconcepibili ai tempi di Murnau, quindi è ovvio trattarsi di pellicole molto differenti, e sarebbe ingiusto cercare in un’opera del 1922 criteri cinematografici a noi più vicini.

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      • Claudio Capriolo ha detto:

        Lampante. In più, fra Murnau e Herzog è passato fra l’altro anche il nazionalsocialismo: Murnau non lo poteva immaginare, Herzog ne fa un’immagine del suo film.

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  2. Il Moro ha detto:

    Che storia! Come molti, sapevo che la vedova Stoker non l’aveva presa bene, ma niente di più. Un altro gran post del Zinefilo!

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  3. Cassidy ha detto:

    Sapevo della storia dell’iscrizione in cambio di una monetina, ma finalmente abbiamo tutto il conflitto riassunto a dovere, gran post! Thring è il padre nobile di quando i colleghi ti mettono in copia ad un’email per fare “numero” e poi solo tu nel mucchio vieni presi di mira per qualche rogna lavorativa che nemmeno ti compete a pieno, forse alla vedova Stoker avrebbe preferito il conte Orlok 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando pensi che con una mail hai risolto la situazione e invece scopri di aver appena aperto le porte dell’inferno… Thring uno di noi! ^_^
      Non mi stupirebbe scoprire che il film l’ha portato lui a Londra, per vendicarsi della vedova 😀

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  4. Gabriele Segapeli ha detto:

    Adoro Nosferatu, adoro Murnau e adoro il cinema vampirico: articolo interessantissimo!

    Oggi probabilmente mi riguarderò Nosferatu di Herzog per recensirlo domani parlando anche dell’anniversario del capolavoro del muto (oppure mi riguardo il Dracula della Hammer, il mio preferito probabilmente).

    P.S: ho pubblicato il video sulle colonne sonore, spero che i link funzionino.

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  5. Vasquez ha detto:

    Quando “pochi, maledetti e subito” diventa sinonimo di “un pugno di mosche” 😀
    Da un lato ‘sta vedova mi fa quasi pena, costretta quasi a mendicare ciò che secondo lei le spettava di diritto. Ma da un altro lato mi fa rabbia, perché fa come i bambini: “se non ci posso giocare io, non ci deve giocare nessuno” e rompe il giocattolo.
    Sicuramente un comportamento poco lungimirante, ma può darsi anche che sia stata mal consigliata in tutta questa faccenda, chissà.
    Pezzo bellissimo, abbiamo tifato tutti per il povero Thring, e complimenti per la videoteca 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Da una parte la vedova aveva diritto di chiedere soldi per i diritti d’autore non pagati, ma doveva anche rendersi conto dela situazione, impossibile da gestire almeno di non spendere tanti soldi in avvocati da mandare in Germania (e non solo). Inoltre non ha fato i conti… senza il Conte! ^_^ Non si vince contro i vampiri, perché si annidano e aspettano l’occasione giusta per tornare in azione, visto che il tempo non è un problema per loro 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ho dei dubbi sul fatto che la vedova avesse diritto a richiedere alcunché, in fondo il film di Murnau somigliava a Dracula poco più di quanto gli somigliasse Ammazzavampiri 😂
        Chissà come diavolo erano le leggi sul diritto d’autore a quei tempi…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non so se ci fossero già le leggi sul diritto d’autore, e come funzionassero per le questioni internazionali, ma di sicuro – stando a come si è comportata la Società degli Autori – non potevano fare molto, soprattutto con società dal comportamento moderno come la Prana-Film: è un grande classico dichiararsi in fallimento quando si è in piena attività!
        Il vero mistero è perché pagassero i diritti a chi di dovere, visto che a non pagarli non succedeva niente 😀

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  6. Sam Simon ha detto:

    Splendido lavoro investigativo, gran post che fa chiarezza su una storia che continua ad esistere “per sentito dire”. Povero Thring, la vera vittima di questa storia… X–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni tanto fa bene andare alla fonte, dopo aver sentito per anni miti e leggende, e si scoprono eroi dimenticati come Thring, che se quel giorno si fosse fatto i fatti suoi avrebbe vissuto meglio sia lui che Nosferatu! 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Miti e leggende come quelli “vampireschi” che circondavano l’attore Max Schreck… 😉
        Per rimanere nel tuo parallelo fra realtà e finzione letteraria, possiamo vedere tutti come Thring abbia qui mostrato la stessa perseveranza e lo stesso coraggio di Van Helsing con la sola differenza che, mentre quest’ultimo aveva a che fare con il Conte, a lui è toccato confrontarsi direttamente con la vedova del suo creatore (e non so quale fra le due cose facesse più paura) 😀
        Ottimo lavoro d’indagine, dettagliato e puntuale come sempre 👍👏👏

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio, e quella di Schreck è una delle varie leggende che hanno creato il mito di questo film 😉

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  7. Zio Portillo ha detto:

    Per prima cosa ti chiedo: le VHS sono da archiviare o sono già nel “posto fisso” della tua collezione? Perché sai che sta cosa dei tuoi archivi mi fa letteralmente impazzire. 😀

    Seconda cosa: complimenti! Il tuo resoconto è dettagliato e grottesco tanto quanto la vicenda della povera vedova Stoker. A posteriori sembra una cosa incredibile ma effettivamente i diritti d’autore sono una questione recente. Molto interessante questa visione su fatti di (quasi) 100 anni fa.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      A casa mia le VHS non sono MAI in posto definitivo, anzi la foto non è più rappresentativa, visto che nel frattempo ho fatto spostamenti: dal buio di uno scaffale è risorto “Dracula di Bram Stoker”, che ignoravo di avere in VHS, così l’ho aggiunto e ho dovuto fare un po’ di spazio. Pure i DVD non stanno mai in pace, ma essendo una marea è più difficile spostarli tutti.

      Skal è un grande cacciatore di cinema horror e il suo andare alle fonti garantisce non solo storie ghiotte ma affidabili, al contrario di vaghe leggende snocciolate nel web.

      Il problema dei diritti d’autore è che comunque il danneggiato deve fare causa, il che comporta spese e tutto il resto: se poi i diritti sono stati lesi in un lontano Stato estero tutto diventa molto più complicato. Non è certo il primo né l’ultimo caso di opere rubate in bella vista i cui autori non avevano possibilità di fare causa.
      Temo che anche oggi la situazione sia identica: chi si può permettere di fare causa a un autore dall’altra parte del mondo? Al Bano si può permettere di fare causa a Michael Jackson (peraltro a ragione), ma se Jackson avesse copiato un cantante minore chi si sarebbe sobbarcato i costi di tutto quanto?

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      • Zio Portillo ha detto:

        Di primo acchito ricordo “Razzi Amari” di Disegni&Caviglia contro le Wachowski Sisters e il loro “Matrix” coi primi sconsigliati di dar via ad una causa dagli avvocati stessi per via dei costi spropositati.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando il potente (all’epoca) Joel Silver rubò di netto la storia di Mark Verheiden per il film “Predator 2” lo scrittore fece giusto una scrollata di spalle, come a dire “so’ ragazzi”, e ci guadagnò di entrare nel mondo del cinema, anche se è durato poco. A volte far finta di niente dà una spinta alla carriera 😛

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  8. Gioacchino ha detto:

    Bello questo parallelo del vampiro tra la realtà del film e quello del romanzo, dal cuore dell’Europa all’Inghilterra, dove il non morto continua a nascondersi per tornare nei cinema londinesi. Penso comunque che Nosferatu sia sempre un prodotto per un pubblico particolare, mettiamoci anche la situazione politica, non poteva certo appassionare gli italiani che all’epoca si divertivano con Maciste e altri personaggi storico mitologici.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo che l’oblio in cui versa ogni aspetto della cultura italiana nei primi 45 anni del Novecento rimandi un’immagine totalmente falsata di quei nostri antenati ormai sconosciuti, che al contrario degli italiani degli ultimi trent’anni al cinema ci andavano e vedevano tanto di tutto, o almeno di quello che le case distributrici riuscivano a portare nelle nostre sale.
      Grazie alla digitalizzazione di tante testate internazionali del periodo si può vedere come per un curioso contrappasso i film famosi oggi sono stati spesso inediti, recuperati decenni dopo dalla RAI con doppiaggi appositi, mentre fiumi e fiumi di film oggi dimenticati riempivano i cinema italiani per poi scomparire per sempre. E l’horror è sempre piaciuto, anche se lo chiamavano in altri modi 😉

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  9. Sandor ha detto:

    Allora se ho capito bene Nosferatu fu scelto come titolo prima dell’intervento della vedova e non cambiato successivamente per evitare problemi come molti riportano come dici per sentito dire.
    Si sa se Nosferatu fu la prima scelta ?
    Grandissimo post,un vero servizio pubblico 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La cosa infatti strana è che sebbene fosse palesemente la versione filmica del Dracula hanno lo stesso cercato di mascherarlo con il titolo “Nosferatu”, termine peraltro citato da Stoker quindi ancor più riconoscibile.
      Visto che la Prana-Film se ne è fregata per anni delle “minacce” della vedova Stoker, temo che il pericolo di una causa fosse l’ultimo dei loro pensieri.

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  10. Austin Dove ha detto:

    dovrebbero farci un film su questa ossessione!
    cmq mi piacerebbe partecipare all’iniziativa (è pur sempre aderire alla community e farsi pure un minimo di pubblicità), ho un sacco di fonti, ho letto Dracula e altri racconti di Stoker ma… non ho mai visto il film! Secondo te lo trovo nelle librerie alla Feltrinelli (molto grandi) o videoteche?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film lo puoi vedere gratuitamente su YouTube, per di più in una versione spettacolare, rimasterizzata e mille volte meglio di come l’ho visto io trent’anni fa, da videocassetta 😉
      E’ il video che chiude il mio pezzo, puoi vederlo qui o cercarlo su YouTube, ce ne sono tante versioni, ma ovviamente con i cartelli in inglese, anche se la storia è più che nota.

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  11. Andrea87 ha detto:

    gran bella ricostruzione! Anch’io sapevo delle leggende metropolitane (e direi che per una volta non erano poi così diverse dalla ricostruzione, sebbene più approssimativa)

    Comunque questi film in Italia credo girassero ampiamente, se è vero come è vero che Villaggio nel suo “Il secondo tragico Fantozzi” (1976, ma il romanzo è del ’74) derideva i cultori di cineforum come l’ormai proverbiale Guidobaldo Maria Riccardelli e i loro gusti per i film d’essai (La corazzata Potemkin, Il gabinetto del dott. Caligarisssssss, ecc… ma viene citato anche Murnau, Griffith…), in contrasto coi gusti più sguaiati del popolino (“Giovannona Coscialunga, L’Esorciccio e La polizia s’incazza”). E non penso che tutto questo rapporto di amore e odio nacque in seguito alla sola proiezione del ’62…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fantozzi attingeva a quella cultura di sinistra che stava rispolverando i grandi classici sovietici con cui sono cresciuto anch’io: nel 1983 i miei genitori comunistissimi mi portarono a vedere “La madre” e “Ivan il terribile”, tutti in russo con i sottotitoli, e a nove anni sono cose che ti segnano: la potenza evocativa di quelle immagini portentose mi colpì fortissimo, quindi ho sempre amato quei film strapazzati da Fantozzi, Corazzata compresa.
      Considera però che quei cineforum sono invenzioni “moderne”, di quel periodo, la distribuzione italiana dell’èra fascista è come Marte: tutti ne parlano ma nessuno c’è mai stato. La maggior parte dei film stranieri distribuiti in epoca fascisti sono tutti persi per sempre, a parte rarissimi casi, e quelli che noi oggi conosciamo per lo più sono recuperi moderni. Non a caso Fantozzi scriveva in quegli anni Settanta che hanno scoperto l’horror, l’occulto e Lovecraft, tutte tematiche schifate nei decenni precedenti.

      Se durante il ventennio fascista sono esistiti cineforum, cineclub o quant’altro che proiettassero film stranieri con i sottotitoli non lo sappiamo, ma nei cinema i film che oggi conosciamo nella maggior parte dei casi non c’erano, c’erano invece fiumi inarrestabili di film oggi perduti in lingua italiana, tranne qualche raro caso fortunato. (Per esempio i film di Stanlio e Ollio e Chaplin, salvati dal’oblio, non sempre in versione originale ma grazie al loro successo anche posteriore.)
      Da mesi sto studiando l’Italia di quegli anni e tutti i film che trovo citati sono scomparsi nel nulla, così come quei primi doppiaggi non sempre in sincrono, come si lamentano i giornali dell’epoca.

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  12. Willy l'Orbo ha detto:

    Applausi per il post “investigativo”, applausi per le storie/leggende metropolitane che gravitano intorno alla pellicola, applausi per l’archivio etrusco con horror d’annata e applausi per il tuo essere fonte di ispirazione dato che questo bellissimo film l’ho visto pochi mesi fa su stimolo tuo! Standing ovation per Lucius! 🙂

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  13. Conte Gracula ha detto:

    Sapevo della vedova infuriata per i diritti, della distruzione delle pellicole e del ritrovamento fortunato di una copia del Nosferatu, ma non sapevo del povero Thring.
    Si sa come sia morta la vedova? Perché nel caso ho in mente un soggetto per un film 😂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhah non potrebbe essere un giallo, perché sin dall’inizio si capirebbe che è Thring il colpevole 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Magari si può usare un approccio stile tenente Colombo, in cui devi capire come ha fatto il colpevole, già noto allo spettatore, a orchestrare il suo delitto perfetto.
        Certo, eventuali eredi della figura storica scelta potrebbero farmi pelo e contropelo per calunnia, ma di recente ho visto dei gialli per la TV con Agatha Christie come protagonista e in uno, la povera Agatha si rendeva complice di un crimine, quindi magari c’è spazio di manovra!
        Se si vuole vivere pericolosamente…

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  18. Kukuviza ha detto:

    AAHHAHAHAHA mi sono schiantata con questo meraviglioso post! Ma Thring le doveva dire alla vedova: “E mo’ m’hai rotto il caaaaaa….!”
    Ma veramente una spietata cacciatrice (fantastico questo tuo parallelismo) questa noiosissima donna, soprattutto perché alla fine era solo il soldo che le interessava. Invece di perdere tempo così, smuovendo mari e monti, faceva prima a farselo lei un film su Dracula.
    Ma quella volta non basta dire: “Film liberamente tratto da Dracula di Bram Stoker”?, bisognava avere dei consensi espliciti?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se non fosse subito inimicata tutti i membri della Società degli Autori probabilmente qualcuno le avrebbe fatto notare che all’epoca il cinematografo era un affare lucroso, sicuramente molto più ricco dei libri di Bram Stoker che giacevano a prender polvere in cantina, ignorati da tutti gli editori.
      Non che la vedova avrebbe dovuto investire nella Prana-Film, chiaramente una società poco seria e soprattutto in un Paese allo sbando economico, ma se avesse coinvolto qualche produttore londinese, avesse acquisito la pellicola del “Nosferatu” e l’avesse distribuita in Gran Bretagna, opzionandola per la distribuzione nei Paesi anglofoni, avrebbe fatto un bel po’ di soldi, invece di non vedere mai l’ombra di un quattrino. Ma queste cose gliele avrebbe dovute dire qualche produttore londinese della Società degli Autori, ma odiandola tutti si sono visti bene dal darle questo suggerimento.
      Se Ivor Montagu non fosse stato ricco di famiglia probabilmente non si sarebbe limitato a proiettare il Nosferatu nei cineclub, e comunque non mi stupirebbe scoprire che sottobanco l’ha venduto in giro, una volta finita l’eco del casino con la vedova 😉

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  19. Obsidian M. ha detto:

    Mi è quasi venuto un infarto quando hai scritto che la faccenda della vedova e della distruzione del film era priva di fondamenti e aveva tutta l’aria di una leggenda urbana. Il pensiero di aver scritto io stesso, proprio oggi e non due secoli fa, che parte della fortuna di Nosferatu sarebbe legata a quelle storie mi stava uccidendo, se non confermata.
    Comunque, a completamento, pare che nel 1930 circolasse una versione sonora di Nosferatu dal titolo “La dodicesima ora”, senza alcuna citazione del regista e un ennesimo cambiamento di nome per il vampiro, da Orlok a Volkoff… Il destino aveva evidentemente ormai deciso che la povera vedova avrebbe visto il malloppo solo col binocolo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chissà quante altre versioni saranno circolate e magari poi sono scomparse, con buona pace dei diritti d’autore della Vedova 😉

      Il mio discorso era sulle fonti, ci sono leggende vere e leggende inaffidabili, ma finché non si citano le fonti sono tutte da credere “per fede”: la causa della vedova l’ho trovata citata ovunque, negli ultimi trent’anni, ma MAI nessuno ha citato una fonte, specificando cioè come facesse a sapere di un evento di cento anni prima. Visto che Skal ha pubblicato questa sua ricerca nel 1990, è facile che tutte le leggende risalgano a lui: possibile che nessuno l’abbia citato, visto che ha scoperto una cosa così grande?
      Non è una questione filologica, è una questione di sensibilizzare sulla creduloneria. Se io avessi scritto “Si dice che girasse una versione in cui Nosferatu sodomizzava dei cavalli per strada”, nessuno mi avrebbe potuto accusare di dire cose false, visto che nessuno cita le fonti delle cose “vere”.
      Pretendere di avere le fonti quando si parla di eventi storici è un comportamento che dovremmo avere tutti, per spazzare via con facilità i cazzari del web, che riempiono centinaia di pagine con notizie vuote, non necessariamente false ma di sicuro inaffidabili.
      Stavolta, per fortuna, la leggenda era vera. quella del Conte che sodomizza i cavalli invece no 😀

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