[WIP] Violenza in un carcere femminile (1983)

ViolenzaCarcere Poster 2Una notte dei primi anni ottanta Bruno Mattei si sveglia di soprassalto e grida a squarciagola: «Non ho ancora girato un WIP!»
Il regista sta mettendo le mani in tutti i generi in voga all’epoca, e si rende conto che è giunto il momento di sfornare un WIP (Women In Prison), in cui gli italiani sono pionieri: Le prigioniere dell’isola del diavolo (1962) anticipa la rinascita del genere di anni, ma Mattei ha in mente altro.
Finora gli italiani hanno presentato ottimi prodotti di genere, come Io monaca per tre carogne e sette peccatrici (1972), film d’avventura contaminato con più generi, e Diario segreto da un carcere femminile (1973), che dietro le smutandate e i seni al vento nasconde una violentissima critica sociale. Nel 1982 Mattei va in tutt’altra direzione, creando un’emerita porcata…

ViolenzaCarcere Poster 1All’epoca nella cinematografia italiana imperversa Laura Gemser, attrice indonesiana (nata a Java) presente in un numero imbarazzante di pellicole nostrane e nota per avere solamente due espressioni recitative: con le mutande e senza.
Mattei l’ha già diretta in Notti porno nel mondo (1977) ed Emanuelle e le porno notti nel mondo n. 2 (1978) e pensa che non possa esistere un WIP senza la Gemser: in fondo in questo genere abbondano carcerate seminude, quindi la Gemser semmai è iperqualificata per il ruolo. Lei non è mai seminuda: è tutta nuda!
Fatta scrivere al volo una sceneggiatura inesistente a Palmambrogio Molteni e celatosi dietro il consueto pseudonimo Vincent Dawn, ecco dunque il vacuo e assolutamente inutile Violenza in un carcere femminile.

Violenze in un carcere femminile (2)L’IMDb dice che il film è uscito in anteprima in Germania il 9 settembre 1982 e non ho modo di controllare. Invece non esiste conferma per la data italiana dell’11 novembre 1982: la prima prova sicura dell’uscita del film nelle nostre sale è il 25 maggio 1983. Dopo alcuni giorni di proiezione quasi di nascosto, il film esce con più lancio pubblicitario e l’11 giugno successivo viene addirittura recensito su “La Stampa” da un giornalista che si firma S.R. «Ma a chi piacciono?» si chiede lo sdegnato recensore riferendosi a questi film di genere. «Possibili che i sadici espliciti siano tanto numerosi (e contentabili) tra gli spettatori? Che si distraggano a vedere la cattiva direttrice che picchia col manganello le lesbiche (solo così gode) o Laura Gemser nuda e mangiata dai topi? E perché tanta indulgenza verso le confezioni approssimative? Per fare un brutto film bisogna essere bravi.» L’ultima frase potrebbe diventare il motto del Zinefilo!

ViolenzaCarcere Poster USARimasto al cinema fino al 25 maggio 1984, appare poi in VHS Videogram e Numer One Video, anche se è nota un’edizione Titanus con l’aggiunta del titolo Women Prison. La Cine-Kult (Cecchi Gori) ne ha rilasciato un’edizione DVD che non sono riuscito a datare, in quanto è fuori dai normali canali di vendita.
Il film è stato abbondantemente venduto all’estero e quindi esiste una pioggia di titoli stranieri spesso in contraddizione: ne approfitto dunque per ricordare che questo film è stato distribuito negli USA come Caged Women, e non va confuso con Womens Prison Massacre, con praticamente lo stesso cast tecnico-artistico ma che si riferisce ad un altro film, di un anno posteriore. (Che recensirò quanto prima.)

Mentre la fisarmonica di Luigi Ceccarelli mette a dura prova il sistema nervoso, entriamo nel carcere di Santa Caterina, dove la bieca direttrice tortura le detenute che fanno melina.
Fine della trama. No, sul serio!

Il fantomatico carcere di Santa Caterina

Il fantomatico carcere di Santa Caterina

Il film è un enorme nulla contraddistinto da una dicotomia molto netta: scene di sesso gratuito e tortura immotivata si alternano a scene in cui Laura Gemser non fa assolutamente nulla. Per tutto il film sta sdraiata con espressione vacua, e ogni tanto arriva qualcuno che se la stropiccia.
Ufficialmente il suo personaggio si chiama Laura Kendall, ma a tre quarti di film il colpone di scena è che in realtà è Emanuelle, giornalista che lavora per Amnesty International e che si è fatta arrestare apposta per denunciare le condizioni delle carceri femminili. Ecco perché molte versioni straniere infilano “Emanuelle” nel titolo: l’ANICA (l’Archivio del Cinema Italiano) riporta il titolo alternativo Emanuelle reportage da un carcere femminile ma non ho trovato prove che sia mai stato usato realmente nella distribuzione italiana.

Ecco la faccia che la Gemser avrà per tutto il film...

Ecco la faccia che la Gemser avrà per tutto il film…

Mattei segue fedelmente i canoni del genere, dimostrando di non avere alcuna intenzione di fare un film ma solo un copia e incolla. C’è la bieca e perversa direttrice, il bravo dottor Moran (Gabriele Tinti), la detenuta di lunga data che ha buon cuore, la spia infame, la povera vittima Malone (Antonella Giacomini) e varie detenute dalle generose poppe al vento.
In più si crea dal nulla, e del tutto immotivatamente, il ruolo del gay Leander – interpretato dal notissimo Franco Caracciolo – che non c’entra un assoluto nulla con la storia.
Il tutto mischiato in modo da rendere il film puro delirio sconclusionato, fatto di scene senza capo né coda: è una semplice esposizione di situazioni pruriginose e torture sadiche, tenute insieme da un filo esile.

La direttrice e la carcerata smangiucchiata

La direttrice e la carcerata smangiucchiata

Mangiata dai topi non si sa perché, Emanuelle viene salvata dal buon dottor Moran che a sua volta è un detenuto. Il personaggio ha un minimo di spessore perché è in galera per aver ucciso la moglie, seguendo in realtà la richiesta di lei visto che stava morendo di tumore. Come dite? Un medico carcerario contrastato che ottiene la fiducia di una carcerata che non è chi sembra… Eh sì, è proprio Alien 3 sputato!
Con espressioni sempre identica in ogni fotogramma, la Gemser viene spogliata e abusata da chiunque rimanendo sempre immobile: solo negli ultimi fotogrammi del film abbiamo la prova che l’attrice è ancora in vita, ma potrebbe essere un effetto speciale…

Secondina smanacciona...

Secondina smanacciona…

Violenza in un carcere femminile è un film buttato via senza alcuna convinzione, e tutto lo sforzo è stato impegnato nelle distribuzione internazionale e nella produzione di oceani di poster e locandine diverse. È probabilmente tra i WIP più noti nel mondo, anche solo per locandine e titolo, pur rimanendo una immane porcata senz’anima e senza una sola scena degna di essere ricordata.
Laura mangiata dai topi? Roba buona per le locandine, ma visto che la sequenza è appiccicata con lo sputo e non ha alcun motivo se non quello appunto di servire per trailer e poster, rimane solo tanto amaro dopo averla vista.
Un film davvero da dimenticare.

L.

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15 risposte a [WIP] Violenza in un carcere femminile (1983)

  1. Denis ha detto:

    La direttrice nella foto mi sembra l’attrice francese Lorraine De Selle(Cannibal Ferox),in pratica Mattei girava la prima minchiata che gli veniva in mente ,conosco solo un caso di film senza senso che grazie al montaggio diventò un successo Top Gun.

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  2. benez256 ha detto:

    Quando ho recensito la serie “classica” di Emanuelle, quella di D’Amato per intenderci, onde evitare di diventare prolisso avevo lasciato da parte gli ultimi capitoli WIP partoriti da Mattei. Meno male che hai avuto tu il fegato di recensirli…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti appena ho visto nel cast la Gemser sono andato a frugare nel tuo blog ma non ho trovato questo titolo: se ci ripensi, poi ti linko 😉
      Comunque la Laura è davvero inespressiva al cubo: diciamo che non era col viso che recitava 😀

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      • benez256 ha detto:

        No infatti, mai più azzeccata per lei sarebbe l’espressione “recitare col culo”. In realtà qualche recensione l’avevo abbozzata ma non volevo che il mio blog si trasformasse in un epopea su Emanuelle. Magari col tempo e dilazionando un po’ i post tornerò su di lei…in senso figurato ovviamente…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Un po’ di titoli alla volta si creano guide ai filoni che possono essere utile ai navigatori e agli archeologi del cinema 😉
        Appena completerò qualcuno dei filoni che ho iniziato ci farò un epub gratuito, raccogliendo insieme i post, così da acchiappare anche altri lettori: pensaci 😉

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      • benez256 ha detto:

        eh, ma sai che dopo aver letto il tuo blog mi era venuta la mezza idea di fare un ebook o simili, ma non avendo mai affrontato l’argomento volevo prima documentarmi un po’…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        È un’ammazzata, infatti sono indietro con la collana “I Libri del Zinefilo”, ma la trovo una bella soddisfazione. Pensaci 😉

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  3. Cassidy ha detto:

    Le espressioni recitative di Laura Gemser, che rivaleggiano con il cappello di Clint mi hanno fatto cadere dalla sedia dal ridere 😉 A parte “Alien 3” questo film è proprio il nulla cosmico… Anche io penso che la scena dei topi sia stata inserita solo per avere una locandina ad effetto, non vedo altre motivazioni possibili. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un mistero come abbia potuto avere tutto quel successo, la Lauretta indonesiana. Va bene spogliarsi nuda ogni tre per due, ma è talmente magra che non ha davvero molto da mostrare alla telecamera: perché all’epoca non chiamavo la Fenech a fare questi film? 😛

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  4. Giuseppe ha detto:

    Se quei topi avessero potuto parlare:
    “Una scena inutilmente cruda e ben poco memorabile la vostra, dovrete ammetterlo”
    “SQUIIITTT! Per favore, non fatecela nemmeno ricordare l’esperienza con Mattei! Rinneghiamo completamente la nostra partecipazione a quel film! D’accordo, eravamo giovani e inesperti, ma lui fu davvero scorretto verso tutti noi: ci convinse ad accettare la parte, facendoci credere che sul set avremmo trovato delle gran belle tope… E, quando si arrivò al punto, ormai eravamo sotto contratto: non potevamo far altro che rosicare!”
    “Beh, che dire, questo spiega molte cose… grazie per la vostra interessante testimonianza!”
    “Grazie a lei per averci dato modo di chiarire la nostra posizione! Anzi, se vuole fermarsi, stiamo per dare una festicciola. Sa, finché il gatto non c’è…” 😉

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