Chuck Norris 20. Hero and the Terror (1988)

Meglio regnare alla Cannon o servire ad Hollywood? Siamo sicuri di avere la possibilità di scegliere?

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Visto che questa settimana tocca al più sconosciuto e minuscolo film di Chuck, c’è spazio per una domanda: com’è possibile che un re sia finito a servire ai tavoli?

Nel ristrettissimo novero delle citazioni letterarie note al grande pubblico americano ci sono quelle tratte dal Paradiso perduto (1667) di John Milton, citato in ogni dove non appena un personaggio voglia tirarsela da istruito. Una sua citazione molto amata è «Better to reign in Hell than serve in Heaven» (Book 1, v. 263), meglio regnare all’inferno che servire in Cielo. (Non sono riuscito a trovare questo passo nelle versioni poetiche italiane dell’opera…)
Gli anni Ottanta hanno creato una deriva cinematografica di questo dilemma morale: meglio regnare alla Cannon o servire ad Hollywood?

Il mitico logo Cannon… e qui scatta la lacrimuccia…

Chi non ha vissuto l’èra Cannon crede si tratti di cinema trash, una roba divertente da riscoprire per farsi due risate. Non è stato così. La Cannon è stata regina assoluta e incontrastata del cinema action occidentale – anche se in realtà sfornava film di ogni genere immaginabile – e il gusto dell’epoca faceva sì che anche i prodotti peggiori fossero di fascino irresistibile. Dagli anni Novanta in poi siamo abituati a filmoni hollywoodiani pieni di scene d’azione, con Tom Cruise che si butta dagli aerei e Keanu Reeves che mena la gente: negli anni Ottanta non esiste neanche l’ombra di tutto questo. Stallone ha dovuto vincere un Oscar per essere considerato dal cinema “normale” e Schwarzenegger ha dovuto infilare alcuni successi stratosferici prima che i suoi film uscissero dal ghetto della “roba per maschi”.
L’action nel cinema “di qualità” semplicemente non esisteva. Esisteva il film di guerra con le smitragliate a distanza, esisteva l’avventura con Indiana Jones e i suoi fratelli, esisteva la scena con la scazzottata in un bar, nasceva piano piano il cinema di denuncia del Vietnam dove i soldati sparavano per raccontare un dramma, esisteva l’ispettore Callaghan che non muoveva un solo muscolo neanche per sbaglio: se volevate l’azione, però, ma soprattutto se volevate “cinema di menare”… c’era SOLO la Cannon, che in mezzo ai filmetti italiani scopiazzoni spacciati per americani e ai veri filmetti americani girati con due spicci, era la regina incontrastata.

Nel 1981 Menahem Golan ha inventato il ninja movie che subito Hong Kong ha copiato per conquistare il mondo dell’home video con fiumi di prodotti immondi, saturando il mercato ed uccidendolo. A parte l’Italia, tutti negli anni Ottanta amavano i ninja e nell’oceano di spazzatura c’era solo uno scoglio: Shô Kosugi, che con la Cannon ha creato i migliori film ninja del secolo. (I grandi affreschi storici giapponesi hanno avuto una distribuzione minima, rispetto alle saghe Enter the Ninja ed American Ninja.)
Mentre Kosugi e Michael Dudikoff infiammano il mondo delle arti marziali, nel 1986 la Cannon gira due film agli antipodi che però lanciano a loro insaputa due star. Con 22 milioni di budget Dolph Lundgren interpreta Masters of the Universe, che è un fiasco e verrà rivalutato solo molti anni dopo dai fan più sperticati, e con un solo milione Van Damme interpreta Bloodsport, che sorprende tutti – compresi i suoi autori! – e sbanca i botteghini, generando i successivi dieci anni di febbre marziale. Cos’è successo?

Per il potere della Cannon!

Competere con i grandi film di fantascienza e fantasy di Hollywood è impossibile per la Cannon: non è questione di soldi, è questione di gusti. La Cannon è un prodotto di massa che fa battutacce da caserma, con un gusto rozzo che tutti segretamente apprezzano ma pubblicamente schifano. Non può competere con i prodotti patinati per famiglie che Hollywood sforna e che guadagnano cifre da capogiro, perché tutti vogliono pagare per vedere il filmone del momento, anche se poi a casa – in vestaglia e rutto libero – si vedono le robe Cannon.
Quello che Golan e Globus non sembrano aver capito, ed è davvero sorprendente per due grandissime volpi del cinema, è ciò che li rende unici al mondo: il cinema d’azione, di cui sono maestri incontrastati.

«Gli Irlandesi sono i più negri d’Europa, i Dublinesi sono i più negri di Irlanda e noi di periferia siamo i più negri di Dublino, quindi ripetete con me ad alta voce: “Sono un negro e me ne vanto!”»
(The Commitments, 1991)

Il mitologico film di Alan Parker ha identificato alla perfezione il mondo delle arti marziali in casa Golan-Globus. La Cannon è la più “nera” delle grandi case cinematografiche, e quello marziale è il più “nero” dei generi della Cannon, ma manca la parte finale: non c’è alcun vanto nelle arti marziali, come invece dovrebbe essere. Eppure la casa ha in assoluto i migliori attori marziali d’America: perché non puntare su di loro? Perché non puntare su qualcosa di unico invece di puntare a ciò che già mille altri fanno mille volte meglio?

Siamo sicuri che le pistole battano i pugni?

Sarebbe bello un giorno scoprire un’intervista segreta in cui Golan e Globus rivelano perché schifavano così tanto i prodotti marziali, ma sta di fatto che nel 1988 inizia lentamente un processo inesorabile: dove non era arrivata la magia ninja, arrivano i calci volanti di Van Damme. Il finto realismo del karate anni Settanta aveva lasciato lo spazio al vero spettacolo.

Di atleti occidentali capaci di combattere in video ce n’erano parecchi, ma non esistendo alcun cinema marziale in America dovevano emigrare ad Hong Kong, dove lavoravano a spron battuto. Il nostro belga preferito ci ha provato ma dopo il suo piccolo ruolo imbarazzante in No Retreat, No Surrender (1986; in Italia, Kickboxers) – malgrado sia stato diretto dal maestro Corey Yuen – fa quello che attori migliori di lui non sono riusciti a fare: è andato via da Hong Kong per tentare il cinema americano. Ci riuscirà ed aprirà la via a tutti i suoi colleghi: Cynthia Rothrock, Richard Norton, Loren Avedon, Gary Daniels, sono tutti grandissimi atleti costretti a lavorare all’estero e che finalmente negli anni Novanta possono tornare in patria, perché un attore è riuscito a “sbiancare” il genere più “nero” d’America.
Un momento… ma Chuck Norris fa cinema marziale dagli anni Settanta… perché nel 1988 ancora non è riuscito a sdoganare il genere?

Purtroppo nelle sue biografie Chuck non dedica una sola parola alla propria visione cinematografica. Parla di cose “alte”, di religione e di vita, cita aneddoti sul set e via dicendo, di come ogni tanto abbia scritto qualcosa ma non c’è nulla che racconti ciò che lui pensava della propria carriera: e sì che l’amico Steve McQueen gli aveva detto subito di scegliere bene i propri film. Chuck ha seguito i suoi consigli? Ha scelto i propri film?
A parte l’entusiasmo per aver firmato un contratto per 14 pellicole con la Cannon, che ovviamente saranno molte meno, Chuck non ha mai speso una parola a parlare del proprio cinema: voleva che andasse in quella direzione? Voleva fare più film marziali? Voleva farne meno? Voleva abbandonare le arti marziali, limitandosi – come è avvenuto – a un paio di calci a film?
Non sappiamo nulla di cosa pensasse Norris, quindi possiamo solo giudicare dai film che escono, così come possiamo confrontarli con quelli del suo collega dell’epoca: un certo Charles Bronson.

Fermati, Chuck, che ti spiego come si regna all’inferno…

Tornando al dilemma iniziale, se cioè sia meglio regnare alla Cannon o servire ad Hollywood, Bronson sembra aver fatto la sua scelta: sta regnando alla Cannon. (Che poi sia stata davvero una scelta, non lo sapremo mai.) Quale grande major avrebbe preso un divo “stropicciato”, in là con gli anni, che non sapeva fare altro se non stare fermo, e farlo protagonista di un grande film? È successo, sì, ma non con la frequenza con cui Golan lo faceva lavorare. Malgrado farà film buoni e altri pessimi, Bronson sembra aver trovato la sua via, fa il suo personaggio sempre uguale man mano che scadono i film e con la morte della Cannon arriverà purtroppo anche la sua, così da non doversi preoccupare di altri ruoli.

«Io conosco solo la Legge di Jack Murphy»

Il nostro Charles però sta lì davanti alla cinepresa dagli anni Cinquanta, ha decenni di onorata carriera sulle spalle e può anche permettersi di regnare all’inferno, avendo già “servito” in Paradiso: ma Norris? Lui tenta varie strade, fa il serio poi il comico, il cowboy e il soldato, poi il poliziotto e l’avventuriero, segno che non ha in realtà un personaggio da proporre, come invece è per Bronson. E temo che sia segno di come stia servendo alla Cannon, piuttosto che esserne il re.
Così quando nel 1987 la casa acquisisce i diritti di un romanzo del 1982 (inedito in Italia), in cui l’attore e scrittore Michael Blodgett racconta le indagini di un detective-poeta di Venice (California), che per la sua bravura tutti chiamano Eroe, per acciuffare uno spietato maniaco sessuale ribattezzato Terrore, ecco che ’sta roba Golan la ammolla a Norris.

“Black Belt” (novembre 2004)

Il mio sospetto è che Chuck aspirasse a diventare “attore vero”, limitandosi a quel minimo sindacale di marzialità – un paio di calci a film – ma puntando ad altro. A cosa? Purtroppo non si sa.
Quando nel 2004 la rivista “Black Belt” gli chiede un giudizio su tutti i suoi film, dopo Missing in Action 2 Norris perde le parole e non ha più da dire nulla sui suoi titoli se non citare il luogo dove sono stati girati, che onestamente non è un’informazione molto interessante. Si è ritrovato incastrato in un genere che non gli piaceva? Quel contratto che tanto aveva lodato in un’intervista del 1987 già dall’anno successivo gli andava stretto? O magari si è accorto che non sta affatto regnando all’inferno, come Bronson?
Non sappiamo se Chuck sia arrivato dove voleva o semplicemente ci si è ritrovato suo malgrado, ma all’insaputa sua e di Golan stesso quell’annus mirabilis 1988 segna la nascita artistica del belga Van Damme e dello svedesone d’acciaio Dolph Lundgren, con quel titanico trampolino di lancio che è Red Scorpion – che in Italia siamo stati davvero in pochi a gustare all’epoca.
È nato il cinema d’azione marziale, con canoni e stili che domineranno i dieci anni successivi, grazie a case come la PM Entertainment e Millennium Films che hanno raccolto l’eredità spirituale Cannon facendo ciò che Golan e Globus non hanno capito era il momento di fare. Azione marziale di qualità, con grandi interpreti e coreografie curate.
Norris in tutto questo non c’è… Sta dando la caccia a un maniaco chiamato Terrore…

Sembra un film porno: magari! È solo noia allo stato brado

Grazie alle notizie della rivista specialistica “The Hollywood Reporter” sappiamo che le riprese del film – inizialmente chiamato Hero – sono iniziate a novembre del 1987 e che la sua uscita era prevista per il 22 maggio 1988, ma in realtà tutto slitta e Hero and the Terror esce il 26 agosto successivo.
Costato circa 5 milioni, il “Los Angeles Times” del 15 aprile 1990 ci informa che il film incassa in totale circa 6 milioni: malgrado siano cifre drammaticamente più basse rispetto allo standard a cui la Cannon ci ha abituati in quel periodo, almeno si rientra delle spese.

Ignorato totalmente dall’Italia, il film arriva nel nostro Paese solo nel novembre 1993, quando la MGM lo presenta in VHS con il titolo Incubi di terrore.
Per fare un po’ di casino su un film già distribuito malissimo di suo, TMC lo trasmette in TV venerdì 10 novembre 1994 in prima serata con il ridicolo titolo Un eroe per il terrore. Dopo una replica il 5 giugno 1996 e una il 20 marzo 1997, il film scompare nel nulla.

La faccia di uno che non ha ancora capito cosa fare della propria carriera

Danny O’Brien (Chuck Norris) è balzato agli onori della cronaca di Los Angeles per aver acciuffato il pericoloso criminale psicopatico Simon Moon detto “Terrore” (Jack O’Halloran), e dopo questo atto eroico i giornalisti chiamano il poliziotto Eroe: oh, a me sembra che lo stiano sfottendo, e infatti lui non ama quel nomignolo.
Però dalle immagini di flashback che vediamo è chiaro che Danny ha preso il feroce criminale per caso, solo perché quest’ultimo è scivolato e si è tramortito da solo. Sarà per questo che il poliziotto passa notti agitate con incubi che gli fanno rivivere il passato.

Inutili scene di culturismo spicciolo

L’unico modo per sfogare la tensione è buttarsi sul bodybuilding, che all’epoca tira tantissimo, e mostrare scene di palestra tipiche degli anni Ottanta. E visto che la Cannon ce l’ha sotto contratto, sbattiamoci dentro pure il compianto Steve James, l’america ninja di colore, che fa sempre piacere.

Ehi, Chuck, sai che reciti peggio di Michael Dudikoff?

Assistiamo ad una tipica giornata di Danny, che va sotto copertura e si finge spagnolo con il nome di Carlos – divertente inside joke, visto che Carlos è il vero nome di Norris! – e a fine operazione può tirare i suoi due calcetti da contratto e mandare per aria una comparsa a sua scelta: questa volta tocca a Branscombe Richmond, non ancora uno dei nativi americani più noti della TV.

Ehi, Chuck, se vuoi ti metto in contatto col mio amico Lorenzo Lamas

Ovviamente il pericoloso criminale aspetta tre anni in manicomio per attuare il suo astuto piano di fuga: usa il filo interdentale per segare le sbarre…
Oh, non fate quella faccia, non l’ho mica scritta io ’sta roba, alla sceneggiatura c’è l’autore stesso del romanzo, Michael Blodgett, e addirittura hanno chiamato un professionista come Dennis Shryack, che dopo un paio di film di Eastwood in effetti si è lanciato sulle trame deliranti.
Comunque uno può farsi due risate a pensare a questo matto che passa tre anni a segare le sbarre col filo interdentale, sarebbe anche un ottimo inizio di barzelletta, e invece no: le sega in pochi secondi! Probabilmente le sbarre della sua cella erano fatte di tartaro…

Secondo voi, a chi va il Premio del Peggio Vestito?

Chi si farebbe curare da uno psichiatra con la faccia di Billy Drago? Qui invece il caratterista fa di nuovo una comparsata: in pratica ha passato gli anni Ottanta a fare capolino nei film di Norris…
Comunque il matto scappa e comincia ad uccidere donne a caso, perché sulla casa che un tempo abitava e in cui impilava cadaveri come il Tetris ora il sindaco ci ha costruito un teatro, e quindi ogni volta che c’è spettacolo qualcuno muore. Tipo il Fantasma dell’Opera, ma più cialtrone.

Bello questo libro, quasi quasi lo meno

Se già non fosse un triste spettacolo un film la cui ridicola sceneggiatura è studiata per ambientare il 90% della storia in un unico ambiente – il teatro, dove tutti entrano ed escono, muoiono e gridano senza che nessuno se ne accorga – a peggiorare la situazione c’è il Norris più spento di sempre. Con la scusa di star interpretando un personaggio angustiato da un passato che non riesce a gestire, Chuck è un tonno sott’olio immobile che non fa nulla per tutto il film. Guarda là, poi guarda di qua, fissa il vuoto, fissa se stesso (che poi è uguale), un po’ pensa, un po’ scrive, un po’ si prende del tempo per se stesso e in generale non fa una mazza di niente fino alla fine. Due schicchere e il più pericoloso criminale della storia del mondo è battuto.

Nero sornione in tuta con stereo: quanti stereotipi riconoscete?

Proprio nel momento in cui sta nascendo una nuova generazione di action heroes pronta a conquistare il successivo decennio, proprio quando è il momento di ricordare a tutti chi sia il re della Cannon, dopo Bronson, e chi abbia portato le arti marziali occidentali al cinema, Norris è assente ingiustificato: guarda il vuoto e il vuoto guarda lui.

Che bella l’acqua, quasi quasi la meno

Questo ridicolo filmetto è al di sotto di qualsiasi standard Cannon: possibile che Golan e Globus, due che da soli hanno inventato il cinema d’azione americano, abbiano così tanto perso la bussola da puntare sui film sbagliati? E peggio ancora, da tirar fuori film così sbagliati? Forse erano vittime di un delirio di onnipotenza, per aver azzeccato così tanti film in così pochi anni, ma qualcuno avrebbe dovuto ricordar loro che per ogni dieci film Cannon famosi che hanno fatto storia… ci sono cento porcate che gridano vendetta al Cielo. Questa è una di loro.

Porta questo a Lorenzo Lamas…

L’unica scena da ricordare è quando Chuck prende a pugni il distributore di giornali, perché non voleva aprirsi. Comincia a leggere quando in lontananza si vede arrivare un ladruncolo, che corre, corre, corre… finché Chuck alza un braccio e lo colpisce, facendo volare il ladruncolo per aria.
Quando gli chiedono cos’abbia fatto quel tizio per terra, lui si limita a rispondere: «È solo scappato dalla parte sbagliata». Troppo poco, per salvare un intero film.

… E questo a Renegade!

Nel 1980 Chuck Norris interpreta il primo film ninja occidentale ma nessuno se ne accorge: il genere nasce l’anno dopo con L’invincibile ninja con Franco Nero e Shô Kosugi; nel 1981 inventa il genere “poliziotto marziale” ma nessuno se ne accorge, e il genere nasce ad Hong Kong nel 1985 con Police Story con Jackie Chan e in America nel 1989 quando Lorenzo Lamas molla le telenovelas e comincia a menare i cattivi nel ruolo di Snake Eater, che poi diventerà “Renegade” in TV. Non credo che Chuck sia sfortunato, semplicemente si affida a case di produzione che non sanno sfruttarlo e distribuiscono da schifo i suoi film, così arriva eternamente ultimo quando è il primo ad aver iniziato la corsa.

L.

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10 risposte a Chuck Norris 20. Hero and the Terror (1988)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Capitolo dello speciale molto interessante e forse “definitivo” per capire la carriera di Chuck. Concordo perfettamente quando scrivi “Il mio sospetto è che Chuck aspirasse a diventare “attore vero”, limitandosi a quel minimo sindacale di marzialità – un paio di calci a film – ma puntando ad altro. A cosa? Purtroppo non si sa.”.

    Qui sta il succo, il nocciolo della questione. Chuck è stato (e probabilmente all’epoca lo era ancora) un ottimo atleta. Impostato da anni di ferrea disciplina marziale che gli hanno forgiato il carattere ma pure impostato degli standard di “rigidità” difficilmente superabili. In fondo lui è un divo, un divo delle arti marziali, il numero uno assoluto per anni, perché abbassarsi a fare gavetta o corsi intensivi di recitazione per sgrezzarsi e divenire meno legnoso? Da numero uno è stato trattato per anni ai tornei in giro per il mondo, e da numero uno di là pretende di essere il numero uno pure in altri campi che non gli competono. E, ahimè, il successo di alcune pellicole probabilmente gli hanno “montato la testa” facendogli credere che è un vero attore e per questo schifa e rinnega il suo passato di atleta. Alla fine può essere che abbia avuto ragione lui perché di riffa o di raffa tutti conoscono Norris che a conti fatti ha avuto successo e fama.
    Non sono uno psicologo ma il fatto che volutamente non citi nei suoi libri le sue idee di cinema e le sue opinioni sui film, molto probabilmente significa che non vuole trattare l’argomento e che, sotto sotto, è consapevole che fece delle scelte sbagliate. Col gioco del “se fosse” sarebbe bello sapere se la Cannon avesse proposto a Norris “Senza Esclusione di Colpi” e lui avesse accettato come sarebbe cambiata la storia.

    Ovviamente queste sono sol mie supposizioni, ma se analizziamo (sempre come dici tu) la filmografia norrissiana si notano tutte queste cose.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fermo restando che Norris è molto più noto per la sua serie televisiva, arrivata al momento giusto perché al cinema una serie ininterrotta di flop ha cancellato ogni suo successo – e infatti oggi solo gli appassionati ricordano i suoi film anni Ottanta, ampiamente ignoti in un’epoca in cui Chuck è noto solo per i suoi facts – il problema di Norris è che la rigidità del karate mal si adatta al cinema, che infatti nel decennio successivo ha prediletto stili più acrobatici e d’effetto. Non importa più essere stato “vero” campione del ring, importa saper rappresentare la marzialtià con grande effetto e lui già non lo faceva più dall’inizio degli Ottanta.

      E’ dura accettare che due volpi come Golan e Globus non abbiano capito la febbre marziale che stava scoppiando sotto i loro piedi, visto che avevano capito benissimo cosa piacesse al pubblico. “I falchi della notte” (1977) e “Delta Force” (1986) sono lo stesso identico film – malgrado si rifacciano a due casi di cronaca diversi – e l’unica differenza è che il primo è un racconto asciutto e quasi docmentaristico, quindi privo di qualsiasi interesse al di là del momento in cui è uscito, il secondo è una cazzatona da ridere dove tutto è esagerato, e quindi ha conquistato molto più pubblico ed è apprezzabile in qualsiasi momento.
      Come hanno fatto a non capire che stava succedendo l’esatto fenomeno nel cinema d’azione marziale? Il pubblico non voleva più il rigido karate privo di qualsiasi spettacolo, voleva tizi che volavano al rallentatore e tecniche totalmente implausibili ma di grandissimo effetto.
      Lo capirà la PM Entertainment prima e la Millennium Films poi, che infatti useranno gli stessi identici stili della Cannon ma con marzialità di grandissimo effetto.

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      • Giuseppe ha detto:

        Effettivamente, se la cosa può non porre nessun interrogativo a chi scopre la Cannon solo oggi (e, quindi, secondo il discutibile taglio poco serio adottato appunto da documentari e rispolveri vari) a noi che l’abbiamo vissuta direttamente lo pone eccome, perché è difficile capire per quali motivi Golan e Globus abbiano perso il contatto con i gusti del pubblico proprio a riguardo dell’action marziale… così come, del resto, non è facile nemmeno capire quello che ha spinto Chuck a non parlare mai della propria visione cinematografica. Forse la delusione cocente nel dover accettare di non essere mai riuscito a imporla (qualsiasi fosse) a nessuno, Cannon compresa, e infatti robacce come questo “Un eroe per il terrore” (che purtroppo ricordo fin nelle sue più ridicole trovate, filo interdentale compreso) mi danno l’idea di un Norris ormai rassegnato a fare solo film per contratto, senza il minimo entusiasmo o convinzione…
        P.S. Steve James lo ricordo anche nel sottovalutato The Soldier (1982) di James Glickenhaus 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Posso capire nella biografia degli anni Duemila, quando cioè ogni film di Chuck era ormai dimenticato e l’attore era noto esclusivamente per la serie TV, ma nella biografia dell’87 – cioè all’apice della carriera – mi sarei aspettato qualcosa, qualsiasi cosa, invece il vuoto totale. Di sicuro famiglia e fede sono più importanti del cinema, ma visto che è la biografia di un attore noto per i suoi film era lecito aspettarsi di più, e forse proprio questo silenzio la dice lunga su quanto Norris stesso stimasse la propria carriera. Faceva le robe che la Cannon gli dava, e visto che Golan e Globus stavano cadendo è caduto pure lui. Se non fosse stato per Walker Texas Ranger, il nostro Chuck sarebbe scomparso nel nulla all’inizio degli anni Novanta, o come Michael Dudikoff avrebbe fatto minuscoli film sconosciuti mal distribuiti.
        Un giorno dovrò fare un omaggio più corposo a Steve James…

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  2. Cassidy ha detto:

    «Chi non ha vissuto l’èra Cannon crede si tratti di cinema trash, una roba divertente da riscoprire per farsi due risate. Non è stato così.»

    92 minuti di applausi! Quelli che pensano che tanto cinema d’azione sia solo roba brrrr “trash” dovrebbero venire qui a leggere le tue parole! Con quella citazione a “The Commitments” poi mi hai colpito al cuore, film che amo moltissimo.

    Lo psicologo Billy Drago rientra di diritto nella categoria “Psicologi stronzi al cinema” anche se compare due secondi, con quella faccia può essere solo cattivissimo. Tra acqua menata e sbarre di tartaro mi spiace quasi non averlo mai visto questo film, anche se la menata del filo interdentale mi ha acceso delle lampadine nella memoria, avrò beccato questo film in qualche raro passaggio tv? Non voglio credere che esistano DUE film con una trovata del genere 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah non voglio credere che una trovata del genere possa avere più di due film a raccontarla: sicuramente avrai beccato un passaggio di Chuck 😛
      Purtroppo recenti documentari e rispolveri hanno fatto tornare la Cannon all’attenzione ma come se fosse una roba da ridere, dove gente strana faceva roba strana con acconciature strane. E’ bene ricordare che invece era la più figa produttrice di action dell’epoca: in TV giusto ogni tanto potevi beccare un Rambo o uno Schwarzy, ma eri sicuro che girando qualche canale locale avresti sempre avuto la tua dose di menare! ^_^

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Sono rimasto scioccato dalla prigione di lusso, quella che passa il filo interdentale di diamante ai prigionieri 😦
    Le avesse piegate a suon di pugni, le sbarre, sarebbe stato più epico ^^

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Per questioni di tempo per ora ho potuto dare solo un’occhiata veloce. In attesa di lettura più attenta ho comunque notato una cosa: sbaglio o è la recensione con più citazioni di attori marziali/action della storia zinefila? Se non è…quasi! Un continuo sobbalzo al cuore! 😉😃💖

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