Children of the Corn 0. I discepoli del Corvo

Sole implacabile. Caldo afoso. Un paesino disabitato. Due viaggiatori, un uomo e una donna, si ritrovano per caso a camminare per vie tanto assolate quanto deserte, tra case abbandonate e un intero paesino che sembra disabitato. Eppure c’è una presenza chiaramente avvertibile: rumori, ombre, qualcosa che se ti giri scompare ma sai bene di aver avvertito. C’è qualcuno in questo paesino abitato… qualcuno piccolo

Quando i due viaggiatori si rendono conto che dagli angoli e dagli anfratti del paesino stanno uscendo fuori bambini… solo bambini… ormai è troppo tardi: il tempo di capire che nessun adulto può sopravvivere in città e dovranno lottare per la loro vita.

Questa non è la trama di Children of the Corn di Stephen King: è la trama del film che il Re ha scopiazzato…


Le origini spagnole

Il Re dell’orrore non è certo nuovo a “omaggi” che hanno tanto l’aspetto di ampie scopiazzate. Come abbiamo visto, nel romanzo The Howling (1977) Gary Brandner per far identificare un lupo mannaro alla sua protagonista l’autore usa lo stesso trucchetto che King ripeterà in Unico indizio: la Luna piena (1983). Vi ricordate uno dei sistemi con cui Leland Gaunt in Cose preziose (1991) seminava scompiglio a Castle Rock? Faceva rubare una cosa per dare la colpa a qualcuno e così facendo metteva tutti contro tutti? L’espediente è copia-e-incollato dal racconto Il dispensatore (1958) del maestro Richard Matheson.
Al Re vogliamo tutti bene ma questo non cambia la situazione: gli “omaggi” gli piacevano assai.

da “La Stampa”, 22 aprile 1977

Sappiamo per certo che Stephen King bazzicava i festival cinematografici, grazie al suo accorato appello ai distributori di interessarsi di quello strano e geniale film di un ragazzo in gamba: Evil Dead, di un certo Sam Raimi, che nessuno vuole. Avere la sua opera recensita da King, è stata una bella freccia all’arco di Raimi: in pratica, il Re gli ha lanciato la carriera.
E se in uno di questi festival, o magari in un’altra occasione, avesse visto un film incredibile e avesse avuto voglia di riscriverlo identico? Sappiamo che gli piace fare questo gioco, visto che nel 2004 ha riscritto il geniale Kingdom di Lars Von Trier per la serie TV “Kingdom Hospital”. Solo che lì la fonte era dichiarata: e se invece per un piccolo racconto non gli andasse di citare la fonte?

Basta con i “se”, tanto non sappiamo com’è andata e non posso affermare che King abbia “omaggiato”, però… insomma, nel marzo 1977 appare sulla rivista per adulti “Penthouse” il racconto Children of the Corn, che è la fotocopia in versione americana di ¿Quién puede matar a un niño?, uscito in Spagna nell’aprile 1976: non è “simile” è proprio uguale
Non potevo accorgermene quando ho letto il racconto la prima volta (settembre 1991) ma rileggendolo in questi giorni per lo speciale agostino sui figli del grano… mi sono schizzati gli occhi fuori dalle orbite come il Wolfie di Tex Avery: possibile non se ne sia mai accorto nessun altro?
Vi invito a rileggere il racconto e poi a guardare anche solo questo trailer del film spagnolo: un’esperienza da brividi.

Il film – presentato agli italiani durante il Festival di Taormina dell’agosto 1976 e poi arrivato in sala nel marzo 1977 come Ma come si può uccidere un bambino? – l’ho visto ormai circa una decina d’anni fa (come volta il tempo!) all’interno di un ciclo di recensioni che poi non ho mai scritto (dedicato ai “bambini cattivi”) ma mi è rimasto sotto pelle per la sua grande potenza visiva e per l’inquietudine che ti lascia addosso. A difesa di King posso dire che non c’è il grano né Colui Che Cammina Dietro I Filari, né tanto meno crocifissioni, tutto abbellimento di King, ma se avete letto il racconto sapete che sono solo elementi di contorno.
Burt e Vicky sono due viaggiatori che, esattamente come Tome ed Evelyn, finiscono in un paesino e scoprono che sembra disabitato, quasi dimenticato, ma poi si rendono conto che ci vivono esclusivamente ragazzini. E, nel film spagnolo, scatta pure una nenia infantile, tipo… tipo… Ecco, avete presente Ring Around the Rosie cantata dai bambini cattivi di “Star Trek” 3×05? Ecco tipo quella…

I ragazzini mettono sempre paura…

Certo che di ragazzini infami ne escono fuori a secchiate, e quell’episodio del 1968 (3×05 And the Children Shall Lead) mi colpì tantissimo da ragazzo, però si rifà più al successo de Il villaggio dei dannati (1960), a sua volta ispirato al romanzo I figli dell’invasione (1957) di John Wyndham. Mentre il film spagnolo sceneggiato e diretto da Narciso Ibáñez Serrador è tratto dal romanzo El juego de los niños (1976) di Juan José Plans (inedito in Italia), a sua volta estensione di uno sceneggiato radiofonico dell’autore, La isla, già pubblicato in forma testuale a puntate con il titolo Pánico.
Voglio vedere quali altri siti o blog vi forniscono tutte queste informazioni!!!

Scene che dopo il 1976 non si sono più potute presentare

I bambini spagnoli si muovono senza parlare come zombie, inesorabili e spietati, con scene da togliere il fiato per la potenza visiva: piccoli e dolci bambini che agiscono come mostri sanguinari, in un silenzio oppressivo.
King sceglie di farli parlare, alla fine, e solo nelle ultime righe conosciamo i protagonisti di quella che sarà una inutilmente lunga saga, come vedremo questo agosto.

Prima uscita italiana
del racconto di King

Il destino beffardo vuole che proprio quel 1976 del film spagnolo Stephen King diventi famoso al cinema, con Carrie di Brian De Palma. Esce poi il film televisivo Le notti di Salem (1979) e prima che un omino barbuto inizi a portare una macchina da scrivere in un hotel abbandonato, King riceve una telefonata: un tizio vuole portare al cinema Children of the Corn. Ma questa storia la vedremo domani.

Intanto il racconto arriva in Italia nell’ottobre proprio di quel 1979, ma ben pochi se ne accorgono: tradotto da Silvia Sereni, I figli del granturco è raccolto nell’antologia “Horroriana” (curata da Gianni Montanari, scusate se è poco!) della mitica Garden Editoriale.
Ritradotto da Hilia Brinis come I figli del grano, riappare nella più famosa antologia A volte ritornano della Sonzogno (gennaio 1981), lanciata maggiormente dalla ristampa Bompiani 1986. Giusto in tempo per vedere il film trasmesso da Rete4…


La prima versione filmica

Dal Nebraska del racconto originale, ci spostiamo un paio di Stati a sud, nell’Oklahoma, e dal 1976 scartiamo qualche anno e ci ritroviamo in un’assolata estate del 1983. Ma i campi di grano sono sempre quelli, e i Discepoli del Corvo sono intenti ai loro riti compiuti in nome… di un crocifisso fatto di grano.

Il giovane John Woodward ha velleità cinematografiche e come saggio di fine anno scrive e dirige un cortometraggio ispirato a Children of the Corn di King, che ribattezza Disciples of the Crow.
Pare che l’opera abbia vinto il “Gold Hugo Award” del Chicago Film Festival e il National Merit Award, o almeno così è scritto nel retro della VHS della Simitar Entertainment, casa che fra il 1983 e il 1984 ha avuto un’idea geniale: prendiamo dei cortometraggi a casaccio, che non c’entrino una mazza con Stephen King… e scriviamo in copertina “Stephen King’s Nightshift Collection“.
Il geniale organizzatore dell’evento si è distratto, e questo corto di Woodward è l’unico della serie ad essere davvero ispirato a King…

Già non si sa nulla della distribuzione americana di questa serie di tre videocassette, figuriamoci di quella italiana. Di sicuro parte della Nightshift Collection è uscita in una VHS italiana della CDI dal titolo Stephen King: quattro storie per non dormire! Essendo in totale sei storie, la videocassetta italiana in pratica presenta solo due VHS originali su tre.

Dal Corn al Crow il passo è breve

Ma qualcuno l’ha avvertito, King?

Vediamo una sorta di prequel, con i bambini che cominciano ad ammazzare gli adulti di Jonah, e poi arrivano Burt (Gabriel Folse) e Vicky (Eleese Lester) – stessi nomi del racconto – che litigando investono un bambino che sta correndo via dal campo di grano.

Vicky e Burt in eterno litigio

Caricato il corpo in auto, lo portano nella città più vicina, Jonah, che oltre ad essere disabitata sembra rimasta immobile al 1971, come se da allora il tempo si fosse fermato.
Vicky rimane in auto mentre Burt indaga nella chiesa locale, scoprendo ben presto che i ragazzi del posto – adepti del Culto del Corvo – uccidono qualunque estraneo alla loro cerchia, soprattutto se adulto.

Anche in un paese deserto, qualcuno vi osserva

Il racconto segue parola per parola il racconto di King, tranne in un finale curioso: sembra quasi che la vicenda si chiuda in positivo, con Burt e Vicky che fuggono, ma la loro sorte è solamente rimandata: i campi di grano non perdonano.

Non si sfugge al Corvo

Altra differenza è che i giovani del posto sono un po’ troppo grandicelli e parlando spezzano l’incantesimo: la scena forte del racconto originale è la folla di ragazzini che aggredisce l’auto di Vicky, distruggendola e crocifiggendo la passeggera. Forse il giovane Woodward non se l’è sentita di creare una cosa del genere.

Prima apparizione
del racconto di King

Il giovane cineasta, che dopo questo corto di venti minuti non farà nient’altro, ha avuto modo di leggere le sceneggiature di Children of the Corn che giravano dal 1979? E soprattutto, gli autori del film – che vedremo domani – hanno fatto in tempo a vedere questo lavoro prima del film definitivo?
Faccio queste domande perché anticipo un discorso che vedremo domani: il cortometraggio di Woodward è l’esatto anello di congiunzione tra racconto di King e film successivo. Quest’ultimo ricopierà, quasi plagiandolo, il lavoro di Woodward limitandosi ad aggiungere stupidaggini per allungare il brodo. Possibile che autori diversi siano arrivati a creare lo stesso, identico filmato, fotogramma per fotogramma? Il film del 1984 si limita ad essere noiosa allungatura di brodo di questo ottimo cortometraggio…

L.

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24 risposte a Children of the Corn 0. I discepoli del Corvo

  1. Sam Simon ha detto:

    Bellissimo articolo! Quién puede matar a un niño è un signor film! Il regista è morto da pochissimi mesi, giusto dopo essere stato insignito del premio Goya alla carriera a febbraio con un bell’omaggio alla sua opera durante la cerimonia di gala (solo due film, purtroppo, e tanta TV).
    Non sapevo che il film fosse tratto da un libro!

    Piace a 1 persona

  2. Cassidy ha detto:

    Ho visto il film di Serrador almeno un paio di volte, senza mai pensare a King, che poi evidentemente è quello che hanno sempre fatto tutti, visto che i punti in comune sono palesi, ci voleva il Zinefilo a mettere tutto nero su bianco! Il corto mi sembra molto più snello, e la rubrica si prospetta già una favola, almeno a considerare da questo gran inizio 😉 Cheers!

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Conosco solo per sommi capi il racconto di King, ma ora vorrei proprio vedere il film spagnolo!
    Sembra fatto apposta per Iris…
    En passant, l’anno scorso avrei voluto proporre Grano rosso sangue per il Geekoni (l’omaggio al Giffoni della Geek League) 😛

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  4. Il Moro ha detto:

    Quante informazioni e “coincidenze” interessanti!
    Ma il ciclo sui “bambini cattivi” lo vogliamo…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Per ora mi limito a dire questo: proprio ieri vidi Campi insanguinati, remake del medesimo. C’è poco da fare: ormai siamo collegati telepaticamente sulle frequenze della Z! 😂😂😂😂

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  6. Zio Portillo ha detto:

    Pezzo bellissimo, ricco di spunti molto succosi!
    Il racconto originale di King non l’ho mai letto ma ricordo molto bene “Grano rosso sangue” (la locandina in videoteca mi metteva i brividi da ragazzino!). L’originale spagnolo invece credo di non averlo mai visto.
    Voglio saperne di più! E’ lunga fino a domani…

    P.S.: +1 per il ciclo “bambini cattivi”!

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  7. Giuseppe ha detto:

    Quante informazioni poco note e interessanti “casuali” coincidenze: ma saranno solo coincidenze (le idee girano, si omaggiano, si riciclano, un bambino cattivo -vogliamo il ciclo, ovvio- tira l’altro)? 😉
    Non male quel corto semi-prequel di Woodward… ah, e riguardo alla prima apparizione italiana del racconto di King, io a casa ho proprio quell’antologia curata da Montanari nel ’79 😉

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  10. theobsidianmirror ha detto:

    Magari il mio è un falso ricordo.. non era questo il titolo che Lucio Fulci avrebbe voluto dare a un suo film ma poi fu costretto a cambiarlo in “Non si sevizia un paperino” ???

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