Chuck Norris 11. Forced Vengeance (1982)

È il momento di tornare ad Hong Kong per un’ultima avventura, prima di continuare la propria strada per l’America.

Seguite questo ciclo a vostro rischio e pericolo!

Per avere una parentesi personale su Chuck Norris in questo periodo della sua vita mi rivolgo a The Secret of Inner Strenght. My Story, biografia del 1988 scritta con Joe Hyams, biografo delle grandi star.
Mike Norris, il figlio maggiore che qui nel blog abbiamo conosciuto per “capolavori” come Delta Force 3 (1991) e Lo squartatore (1995), guarda caso da bambino si interessa al karate: che curioso, coincidenza vuole che abbia un padre campione mondiale di karate…

«Quando capii che era serio riguardo al suo allenamento, lo portai in palestra e lo feci seguire da Aaron [fratello di Chuck, Nota etrusca]: divenne così bravo che vinse 17 tornei nella Pee Wee Division, per bambini sotto i nove anni, incluso un Pee Wee World Championship.»

Norris nel 1988 poteva ancora vantarsi di questi traguardi perché solo nel 1991 l’attore che interpretava l’amato Pee Wee Herman è stato colto a masturbarsi in un cinema a luci rosse, diventando uno dei più strombettati scandali (non) sessuali di Hollywood e dimostrando quanto bastasse poco per distruggere una carriera. Però una decina d’anni dopo viene parodiato da Eminem, che è comunque un bel traguardo.
Oggi dire di essersi fatto 17 Pee Wee non è più appropriato, ma all’epoca si poteva ancora fare.

«Quando compì dieci anni, comunque, mi chiese se potessimo smetterla con il karate e invece giocare a calcio, baseball e football. Lo incoraggiai perché volevo che trovasse la sua strada personale e dopo cinque anni di allenamento nel karate aveva sviluppato abbastanza forza interiore.»

Il futuro di Mike Norris

Sì, sì, ci crediamo. Papà campione di karate che è contento che il figlio pensi al calcio: mi immagino il sorriso falso stampato sul volto contratto del povero Chuck mentre il figlio dimentica l’allenamento sul dojo e va a colpire palle.

«Eric ha studiato con Aaron per tre anni, ma poi anche lui ha preferito gli sport americani, in cui eccelleva.»

E vai, pure il secondo figlio ce lo siamo giocato: e sì che Eric Norris lo ritroveremo come “soldato universale” GR86 ne I nuovi eroi (1991) al fianco di Van Damme e Lundgren e diventato regista lavorerà spesso con il padre. Ma da bambino del karate non vuol saperne più di tanto, eppure lo salva da una situazione spinosa.

«Il suo allenamento gli è tornato utile, comunque. Quando Eric andava a scuola c’era un bullo più grande di lui che faceva anche lo spacciatore. Cercò di costringere Eric a prendere una sigaretta di marjuana e finirono per fare a botte: Eric l’ha sottomesso e l’ha costretto a mangiare la sigaretta di marjuana.»

Va be’, quando i padri raccontano le imprese dei figli sono raramente oggettivi, e comunque è legittimo il sospeto che questa sia solo la storia che gli ha raccontato Eric quando l’hanno beccato con una sigaretta!

Eric Norris, tutto suo padre!

Il motivo per cui Chuck sta raccontando questi aneddoti è per dimostrare che per lui la famiglia viene sempre prima di tutto, e specifica che all’epoca non accettava ruoli cinematografici che lo impegnassero durante la stagione di baseball, perché voleva seguire da vicino le imprese dei suoi figli nella Little League ed essere presente. Così quando nel 1981 viene contattato per il ruolo da protagonista in un film della MGM dal titolo Forced Vengeance, il suo primo istinto è di rifiutare: è previsto infatti che partisse per Hong Kong proprio nel pieno della stagione di baseball.

«Quando discussi la questione in famiglia, Eric mi disse “Sono solo una matricola, papà, probabilmente siederò in panchina la maggior parte del tempo. Perché non fai il film e cerchi di essere a casa l’anno prossimo?”»

Ma quant’è saggio il sedicenne Eric, che cerca di liberarsi di un papone ingombrante… Ovviamente l’aneddoto non può chiudersi in altro modo se non con Chuck che telefona da Hong Kong e scopre che il figlio, sebbene matricola, sta vincendo tutto a baseball, lanciando e prendendo palle da solo: il resto della squadra guarda l’incontro a casa, in TV. Lasciamo stare i roboanti racconti di un padre e voliamo nella seconda Hollywood dell’epoca, per una specie di ritorno alle origini per Chuck.

Tecnicamente, è il momento più basso della carriera di Chuck

Il film esce in patria il 30 luglio 1982, e con il senno di poi Chuck afferma di averlo fatto un po’ contro voglia.

«Sebbene non mi piacesse molto il copione, i dirigenti della MGM mi convinsero a farlo. Avrei dovuto dare retta al mio istinto, perché è stato il mio film di minor successo.»

Mah, temo che sia un semplice problema di pessima distribuzione, perché il film è identico a tutti gli altri del periodo e anzi Terrore in città è molto più stupido, sebbene tecnicamente migliore: puoi essere anche la MGM, ma se non distribuisci bene il film è tutto inutile.

Prima edizione VHS italiana

Non a caso non ho trovato alcuna traccia di arrivo in sala italiana del film, la cui prima apparizione nel nostro Paese è quando Italia1 lo trasmette il 13 settembre 1988 in prima serata con il titolo Hong Kong, un posto per morire, replicato poi l’anno successivo da Rai2 con lo stesso titolo. Stavolta sono arrivato tardi, registrando su VHS il film solamente in un suo passaggio del 2003 su Italia1: ho conservato giusto qualche scena di combattimento per l’archivio e niente più.

La MGM lo porta in VHS in data ignota ribattezzandolo Vendetta a Hong Kong (che qualche solerte fan ha usato come titolo di IMDb), ma poi la collana economica “Gli Scudi” nell’aprile del 1996 lo ristampa in VHS con il titolo di Italia1, Hong Kong, un posto per morire.

Si conosce una sola edizione DVD, quella sfornata nel 2010 dalla Hobby&Work in occasione della collana da edicola “Chuck Norris: il mito”. Indovinate un po’? Il titolo ritorna Vendetta a Hong Kong.

Ma insomma, ad Hong Kong devo vendicarmi o morire?

Finalmente si torna agli stili “moderni”, con musichette finto-cinesi e titoli di testa scritti con una fonte finto-asiatica, ma soprattutto sfruttiamo un grande successo del momento.
Dal dicembre 1980 la TV è impazzita per il baffo di Tom Selleck alle Hawaii, che durante ogni episodio di “Magnum P.I.” interviene nella vicenda con una voce fuori campo: Forced Vengeance ripete identica l’operazione ma ad Hong Kong. E soprattutto in modo fastidioso e ridicolo: il baffo c’è, ma è del colore sbagliato.

Pure io c’ho i baffi come Tom Selleck!

Il nostro Chuck interpreta Joshua Hearon Randall, ex militare che dopo la guerra – non si sa quale – si ritrova ferito ad Hong Kong e viene adottato ed addestrato da Sam Paschal (David Opatoshu), che dopo la guerra – pure lui! – è rimasto ad Hong Kong per aprire una sala da gioco e fare i soldoni. Qui però tocca aprire una parentsi.

La blasonata MGM affida a James Fargo la regia del film e posso capirli: uno che a 38 anni inizia la carriera di regista firmando Cielo di piombo, ispettore Callaghan (1976)… oh, per me promette bene. Poi dirige Filo da torcere (1978) sempre con Clint Eastwood, che è una stupidata ma all’epoca spacca di brutto, e ancora ci siamo. Poi però con la svolta degli anni Ottanta deve succedergli qualcosa di brutto e crolla come un sacco di patate: la sua regia di questo Forced Vengeance è imbarazzante, sembra un pessimo episodio televisivo anni Ottanta… e infatti quella è la successiva carriera di Fargo: la TV.
In compenso, oltre a non saper più dirigere non ha mai saputo scrivere, visto che non è uno sceneggiatore, quindi è l’uomo giusto per scrivere e dirigere questo filmaccio…

Il baffo che non deve chiedere mai…

Così qui abbiamo l’ebreo newyorkese Sam Paschal che è padre del cinese David (Frank Michael Liu) e fa tai-chi sulla spiaggia muovendosi come se avesse una colica renale: ma Fargo vorrebbe farci credere che Paschal è cinese? O che ha sposato una cinese?
In realtà è solo un modo cialtrone di riciclare in una botta sola gli spunti di The Octagon (1980) e L’invincibile ninja (1981), a loro volta debitori del romanzo Ninja (1980) di Eric Van Lustbader, in attesa di American Ninja (1985) che ripete in parte la formula: “padre marziale che adotta americano ed asiatico, ma il primo cresce forte e virtuoso mentre il secondo vile e crudele”.
Con la differenza che Fargo scrive malissimo.

L’asso di bastone!

Il perfido malavitoso Stan Raimondi (un Michael Cavanaugh in piena forma che ne approfitta per divertirsi a mostrare le proprie capacità marziali) vuole il pizzo dai Paschal e davanti al loro rifiuto li ammazza tutti. Non prima di scambiare con Chuck l’unico dialogo azzeccato del film:

Boss: “No” è una parola che non sono abituato a sentire.
Chuck: Dice sul serio? La vuole sentire un’altra volta?

Visto che il boss è così cattivo che gli stupra ed uccide la moglie, il protagonista non può far altro che vendicarsi. Da qui il titolo Vendetta a Hong Kong

Ma che campione di karate è se gira con la pistola?

Mentre la voce narrante dice cose stupide cercando di essere simpatica come il suo corrispettivo in “Magnum P.I.” – senza riuscirci – il film procede rozzo e noioso ma lo stesso Chuck ne approfitta per chiamare vecchi amici e compagni di palestra, come il biondo e baffuto Richard Norton.

Ehi, Chuck: bei baffi.

Ehi, Rich: belle mutande

Un giorno dovrò fare uno speciale anche su Norton, ma credo che sia in questo periodo che decide di passare da bodyguard e personal trainer delle star ad attore marziale, lavorando molto proprio ad Hong Kong. Come cattivo, ovviamente.
Chuck si limita a due fetenti calcetti qua e là e in generale l’assenza di suo fratello alla coreografia si fa sentire: in pratica non c’è una coreografia. Neanche nel big fight finale, in cui Chuck affronta il wrestler giapponese Seiji Sakaguchi con una ridicola parrucca in testa: saranno stati contenti i cinesi, di questa ridicolizzazione…

Non stupisce che Seiji Sakaguchi non abbia più voluto lavorare nel cinema

A parte specificare che Sakaguchi era davvero forte e ha rischiato di stritolarlo in più occasioni, durante le riprese del combattimento finale, Chuck non perde molto tempo a parlare del film nella sua biografia del 1988. Di sicuro però è chiaro che non cerca di nascondere di essere lui il primo a rimanere deluso dal prodotto, tanto da stracciare il contratto che aveva firmato con la MGM per girare tre film, di cui Forced Vengeance era solo il primo. Una mossa molto coraggiosa e avventata, per un attore sì noto ma non così famoso da potersi permettere di rifiutare una casa blasonata.

“Black Belt” (novembre 2004)

Il problema però, come Chuck racconterà anche nel 2004 nella sua intervistona filmografica con “Black Belt”, è che il neonato cinema marziale stava spingendo le case americane – che non ci stavano capendo niente – in direzioni che non gli piacevano, e voleva cambiare strada.

Aggiungo io che è vero, le grandi case stavano puntando moltissimo sul cinema marziale perché i numeri parlavano chiaro e questo vendeva tantissimo, ma una cosa è importare film dall’estero una cosa è produrne di propri. La Warner nel 1988 riempirà anche le videoteche italiane di film scelti a casaccio – alcuni capolavori, altri stupidate – ma produrre cinema marziale con propri attori, addirittura occidentali, è un rischio che in questi primissimi anni Ottanta nessuno ancora si sente di poter affrontare. Il risultato sono operazioni spurie come questo Forced Vengeance, in cui sì l’eroe è un americano biondo ma ambientare tutto ad Hong Kong lo rende una storia esotica e lontana, che si può permettere certe cose come la violenza marziale.

Dall’Archivio Etrusco del gennaio 2003

Pochi anni dopo, la Golden Harvest e la Warner Bros torneranno a lavorare insieme per cercare di replicare il successo de I 3 dell’Operazione Drago (1973) e lanciare una nuova star cinese in America: malgrado presenti una storia e uno stile straordinariamente simili a questo film con Chuck, The Protector (1985) è un sonoro flop e Jackie Chan per la seconda volta fallisce la sua scalata ad Hollywood. Dovrà aspettare Terremoto nel Bronx (1995), giunto nel momento di massima passione marziale mondiale, ma questa è un’altra storia.

Ora è tempo che Chuck dia scacco al Re…

L.

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21 risposte a Chuck Norris 11. Forced Vengeance (1982)

  1. Cassidy ha detto:

    Le storielle iniziali abbastanza edulcorate, sembrano candidare Chuck & Figli alla nuova versione del telefilm “Settimo Cielo”, con lui al posto del prete protagonista, e i calci al posto dei buoni sentimenti, potrebbe non essere male 😉 Geniale il tuo uso di “campo e controcampo” nella doppia immagine con Richard Norton, sono morto dal ridere! Il declino di James Fargo è stato inesorabile, in ogni caso altro gran capitolo di questa Chuck-rubrica! Cheers

    Piace a 2 people

  2. Kuku ha detto:

    Questi film mi sembrano sempre peggio, invece di migliorare.
    A sto punto sarebbe meglio che sceneggiasse le storielle coi figli, sarebbe quasi più originale.
    Agghiaccianti quelle immagini con Norton!!

    Piace a 2 people

  3. Conte Gracula ha detto:

    Senti, ma… pensi che la progenie di Chuck Norris possa risolvere i problemi dell’Italia in meno di due giorni, grazie al potere salvifico dei loro carismi innati?
    O semplicemente nascerà una nuova generazione di storielle a tema Norris?

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    …e oggi mi citi Mike Norris (con le mie recensioni) e Richard Norton…ma questi giorni mi vuoi particolarmente bene??????? 🙂 🙂 🙂

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Ah che bello il venerdì Zinefilo! Le parabole di Chuck che pontifica sui figli, che strappa contratti e che lavora per “fare favori”. A quando la moltiplicazione dei pani e dei pesci? Nel nome del padre (Chuck), del figlio (Mike) e del fratello santo (Aaron). Amen.

    Scherzi a parte, bellissima sta rubrica che mescola le storie di Norris con gli sviluppi del cinema marziale. Bravo Lucius!

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  6. Giuseppe ha detto:

    Se Michael Cavanaugh è un volto più che conosciuto, del tutto sconosciute invece mi erano invece le sue abilità marziali… quante cose si imparano seguendo questa rubrica! Anche riguardo alla felicità di Chuck nell’incoraggiare il figlio a NON seguire le proprie orme 😉 Quanto a James Fargo, se mai fosse stato in cerca di un’occasione di risollevarsi dal torpore non l’avrebbe certo trovata in qualcosa di raffazzonato come Forced Vengeance…
    P.S. Non sarebbe il caso di trovarglielo uno spazietto anche qua, all’intervista a Richard Norton? 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Cavanaugh è apparso ovunque ma credo che solo qui ha avuto libertà di mostrare ciò che anch’io ignoravo: l’ho scoperto in un’intervista dei tempi della mitica serie “Starman”, in cui si raccontava che le sue conoscenze marziali gli avevano permesso di affrontare Chuck “alla pari”.
      P.S.
      Sai che ero convinto di aver già riciclato quelle interviste marziali fatte all’epoca? Devo provvedere!

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  7. SAM ha detto:

    Ora , a parte che io farei un telefilm o un cartone su Chuck e la sua famiglia impegnati tra combattimenti di arti marziali e storie di amore e sentimenti padre/figli ( lo so, sembra un troiaio, e come tale , dalle potenzialità cmmerciali vincenti) , questo è stato il primo film di Norris che ho visto.
    Avevo 11 anni in quel 1988 e che cosa educativa per un bimbo come me vedere la donna di Chuck stuprata e uccisa dal ciccione che gli diceva , quando lo reincontra nel finale ” la tua donna era molto dolce “.
    Cito a memoria perché il film non l’ho mai più rivisto da allora ( non ruicordavo neppure il titolo )
    Mentre il Mondo è pieno di genitori bigotti alla Ned Flanders, i miei mi lasciavano vedere con loro un film simile ( mi piacerebbe tornare indietro nel tempo per vedere la loro faccia quando hanno visto quella scena sapendo che anche io ero lì)
    E magari nella replica del 2003 andava di pomeriggio , o no ?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ricordo l’ora di andata in onda.
      All’epoca (sono del ’74) certe scene arrivavano all’improvviso e non si poteva “bloccarle”: per fortuna sono cresciuto in un’epoca senza controllo parentale in TV 😛

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